Dall’11 novembre le scuole potranno iscriversi alla nuova sessione. La rilevazione sul framework europeo DigComp debutta in forma sperimentale alle medie e più estesa alle superiori. Resta invece invariato il vincolo che lega lo svolgimento delle prove all’ammissione all’esame di Stato.
La sessione 2027 delle rilevazioni nazionali comincia a prendere forma. Una nota del presidente dell’Invalsi, inviata ai dirigenti scolastici fissa all’11 novembre 2026 l’apertura delle iscrizioni per le istituzioni scolastiche. Le somministrazioni si svolgeranno, come di consueto, tra marzo e giugno.
L’impianto generale non cambia. Nella primaria le prove restano su carta, si tengono nei primi giorni di maggio e riguardano soltanto le classi seconde e quinte. Nella secondaria di primo e di secondo grado si conferma la somministrazione al computer, ormai stabile dal 2018. La novità di quest’anno è un’altra: per la prima volta l’Istituto misurerà anche le competenze digitali degli studenti, assumendo come riferimento il DigComp, il quadro europeo che descrive le abilità digitali del cittadino.
Il modello DigComp non nasce per la scuola. La Commissione europea lo ha costruito come quadro di riferimento generale, articolato in aree che vanno dalla ricerca e valutazione delle informazioni alla comunicazione, dalla creazione di contenuti alla sicurezza e alla soluzione di problemi. Il fatto che l’Invalsi lo adotti come griglia di misurazione segnala la volontà di allineare la rilevazione italiana alla competenza digitale. Questa figura tra le otto competenze chiave indicate dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 22 maggio 2018, a cui fanno riferimento anche i modelli nazionali di certificazione delle competenze.
L’introduzione avverrà per gradi. Nella secondaria di primo grado la rilevazione sarà sperimentale e limitata alle classi campione. Nella secondaria di secondo grado coinvolgerà invece anche le classi non campione, e restituirà quindi un quadro più ampio delle abilità degli studenti. In entrambi i casi la prova non è obbligatoria per lo studente: si tratta di uno strumento di indagine statistica, non di un adempimento da cui dipenda qualcosa nel percorso del singolo alunno.
Per le famiglie e per le scuole la conferma più rilevante riguarda la partecipazione alle prove di italiano, matematica e inglese. Questa resta requisito di ammissione all’esame di Stato sia al termine del primo ciclo sia al termine del secondo, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 62/2017. Le deroghe introdotte negli anni dell’emergenza sanitaria sono ormai superate e il vincolo opera a pieno regime.
È utile ricordare che la norma richiede la partecipazione, non il risultato. L’esito della prova Invalsi non condiziona l’ammissione e non entra nel voto finale. Conta soltanto che lo studente abbia sostenuto la prova. Proprio per questo l’onere organizzativo ricade in larga parte sull’istituzione scolastica. Se l’assenza è dovuta a gravi motivi documentati, la scuola deve consentire il recupero nella sessione suppletiva. Un calendario approssimativo o una gestione disattenta delle assenze può tradursi in un pregiudizio concreto per il candidato, ed è su questo terreno che nascono le contestazioni più fondate.
Una particolare attenzione meritano gli alunni con disabilità e con disturbi specifici dell’apprendimento. Il D.Lgs. 62/2017 consente al consiglio di classe di prevedere strumenti compensativi, adattamenti o, nei casi indicati dalla legge, l’esonero da singole prove, in coerenza con il PEI o con il PDP. Queste scelte vanno prese per tempo e messe a verbale. Ricostruirle a posteriori, a ridosso dell’esame, apre spazi di contenzioso che una programmazione accurata avrebbe evitato.
Le segreterie dovranno infine raccogliere i dati di contesto sul background socio-economico e familiare degli alunni. È un passaggio poco visibile ma essenziale: incrociando questi dati con gli esiti delle prove, l’Invalsi stima il cosiddetto valore aggiunto della scuola, cioè il contributo che l’istituto dà agli apprendimenti al netto delle condizioni di partenza degli studenti. Trattandosi di informazioni personali, la raccolta deve avvenire nel rispetto delle regole sulla protezione dei dati e delle informative fornite alle famiglie.
La rilevazione sulle competenze digitali parte quindi in punta di piedi, senza conseguenze sul percorso dei singoli. Se le scelte organizzative dell’Invalsi verranno confermate negli anni, è però facile prevedere che diventerà un riferimento stabile anche per la progettazione didattica delle scuole.








