Sin dagli anni settanta la ricerca educativa (anche comparativa) ha progressivamente riconosciuto l’importanza di sviluppare modelli didattici capaci di rispondere alla crescente eterogeneità delle classi. Differenze nei ritmi di apprendimento, negli stili cognitivi, nelle condizioni socio-culturali e nei bisogni educativi specifici, rendono sempre meno efficace ed inclusivo un approccio didattico uniforme.

In questo contesto assume un ruolo centrale il principio dell’individualizzazione dell’insegnamento, inteso come adattamento delle strategie e dei metodi didattici (Universal Design forLearning-UDL) alle caratteristiche dei singoli studenti, mantenendo tuttavia comuni gli obiettivi formativi. L’individualizzazione rappresenta una prospettiva pedagogica che trova solide basi teoriche nella psicologia dello sviluppo e dell’apprendimento, nonché un riconoscimento esplicito nella normativa scolastica italiana, che promuove una scuola inclusiva e attenta ai bisogni formativi di tutti gli alunni. Le radici teoriche dell’individualizzazione dell’insegnamento possono essere rintracciate in diversi contributi della pedagogia e della psicologia dell’educazione del Novecento.

Le teorie pedagogiche di Piaget, Vygotskij, Bloom, Bruner e Gardner hanno evidenziato come l’apprendimento sia un processo complesso e profondamente legato alle caratteristiche individuali degli alunni.

La normativa scolastica italiana (Direttiva ministeriale 27/12/2012; C.M. 8/2013; Legge 170/2010; Decreto 5669/2011 e le Linee guida per DSA; D.l.gs 66/2017 modificato dal D.l.gs 96/2019) ha progressivamente recepito queste indicazioni, promuovendo una scuola inclusiva e attenta ai bisogni educativi di tutti e di ciascuno. In particolare le Linee guida 2011per il diritto allo studio degli alunni con disturbi specifici (DSA) recitano:” La didattica individualizzata consiste nelle attività di recupero individuale che può svolgere l’alunno per potenziare determinate abilità o per acquisire specifiche competenze, anche nell’ambito delle strategie compensative e del metodo di studio; tali attività individualizzate possono essere realizzate nelle fasi di lavoro individuale in classe o in momenti ad esse dedicati, secondo tutte le forme di flessibilità del lavoro scolastico consentite dalla normativa vigente”. Successivamente specificano: “Individualizzato è l’intervento calibrato sul singolo, anziché sull’intera classe o sul piccolo gruppo, che diviene “personalizzato” quando è rivolto ad un particolare discente. Più in generale - contestualizzandola nella situazione didattica dell’insegnamento in classe - l’azione formativa individualizzata pone obiettivi comuni per tutti i componenti del gruppo-classe, ma è concepita adattando le metodologie in funzione delle caratteristiche individuali dei discenti, con l’obiettivo di assicurare a tutti il conseguimento delle competenze fondamentali del curricolo, comportando quindi attenzione alle differenze individuali in rapporto ad una pluralità di dimensioni”.

L’efficacia dell’individualizzazione dipende soprattutto dalla capacità dei docenti di progettare percorsi didattici flessibili (artt.4 e 5, D.P.R.8/3/1999n.275), fondati sull’osservazione attenta degli alunni, sull’organizzazione della classe per gruppi (grouping), sull’utilizzo di metodologie innovative (es.mastery learning; cooperative learning; peer tutoring; flipped classroom e tecnologie digitali; didattica laboratoriale) e di mediatori didattici adeguati. Nel contesto educativo contemporaneo, la flessibilità didattica rappresenta una necessità imprescindibile. Non si tratta semplicemente di un cambiamento superficiale nel modo di insegnare, ma di una revisione profonda dei metodi pedagogici attuali, finalizzata a garantire che tutti gli alunni possano conseguire gli obiettivi specifici di apprendimento progettati (OSA).

L’individualizzazione (come per la personalizzazione) dell’insegnamento consiste, peraltro, nel costruire un ambiente educativo capace di rispondere alle diverse esigenze cognitive, emotive e sociali (benessere organizzativo); nell’adattare metodi, tempi e strumenti didattici alle caratteristiche dei singoli alunni, pur mantenendo comuni gli obiettivi di apprendimento. In altre parole, tutti gli alunni sono chiamati a raggiungere traguardi simili, ma possono farlo attraverso percorsi differenti. Secondo M. Baldacci: “Quando parliamo di individualizzazione ci riferiamo a quella famiglia di strategie didattiche il cui scopo è quello di garantire a tutti gli studenti il raggiungimento delle competenze fondamentali del curricolo, attraverso la diversificazione dei percorsi di insegnamento. Si tratta di percorsi di insegnamento differenziati in quanto a scelta dei contenuti, delle procedure, dei metodi, delle tecniche, dei materiali, degli strumenti, della organizzazione temporale finalizzati al raggiungimento di mete/obiettivi comuni”. In sostanza questo approccio si fonda sull’idea che ogni studente possiede:

  • ritmi di apprendimento diversi
  • stili cognitivi differenti
  • interessi e motivazioni personali
  • pluralità delle intelligenze
  • bisogni educativi specifici

Pertanto si tratta di prevedere percorsi didattici articolati in cui gli obiettivi sono gli stessi per tutti gli alunni anche se possono variare i loro livelli di conseguimento, e percorsi didattici differenziati, in relazione sia agli obiettivi sia alle metodologie e alle tecnologie:

  • Interventi di sostegno per i soggetti disabili;
  • Attività compensative per i soggetti svantaggiati;
  • Attività di recupero, rivolte a tutti gli alunni che nel percorso registrano delle lacune;
  • Attività di approfondimento,volte a sviluppare le conoscenze acquisite;
  • Attivitàdiarricchimento,perglialunniconaltopotenzialecognitivo(notaMIURn.5729 del 4 aprile 2019 alunni plusdotati o “gifted children”);
  • Attività di consolidamento,volte a rendere sicuri e stabili gli apprendimenti. L’individualizzazione dell’insegnamento produce numerosi effetti positivi:
  • maggiore motivazione degli studenti
  • riduzione delle difficoltà di apprendimento
  • valorizzazione dei talenti individuali
  • miglioramento del clima di classe
  • promozione e miglioramento dell’autoefficacia e dell’autostima
  • promozione dell’inclusione scolastica

Gli alunni si sentono infatti riconosciuti nella loro unicità e diventano protagonisti attivi del proprio percorso di apprendimento e di autorealizzazione.

Spesso il termine individualizzazione viene confuso con personalizzazione dell’apprendimento, matraidueconcettiesisteunadistinzioneimportante.Apartiredallalegge53/2003sièavutotroppo spesso un travisamento dei due concetti che, a nostro avviso, sono due facce della stessa medaglia come coesistenza e complementarità. In tal senso le Linee guida 2011 pubblicate con decreto 5669/2011recitano“Iterminiindividualizzataepersonalizzatanonsonodaconsiderarsisinonimi”. In letteratura, la discussione in merito è molto ampia e articolata. Ai fini di questo documento, è possibileindividuarealcunedefinizioniche,senzaesseredefinitive,possonoconsentirediragionare con un vocabolario comune”. X

Tullio Faia

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