In poco più di due settimane, la protesta dei liceali francesi è passata da qualche blocco isolato nella periferia parigina a un movimento che coinvolge l'intero territorio nazionale. Il 1° ottobre 2026 ne ha segnato il punto più critico. Il Ministero dell'interno ha registrato circa 900 azioni di protesta, ha contato oltre mille istituti coinvolti e ha comunicato quasi duemila fermi in una sola giornata.

Il bilancio più grave riguarda il personale scolastico. A Marsiglia, all'interno del liceo Victor Hugo, il dirigente, il suo vice e altri due collaboratori sono stati aggrediti e cosparsi di benzina. Altri presidi sono rimasti feriti in Normandia e nel Pas-de-Calais, dove un dirigente è stato colpito da un razzo pirotecnico ed è stato ricoverato. A Nantes un incendio ha devastato il liceo Nelson Mandela, che resterà chiuso per settimane.

Il giorno successivo il ministro dell'istruzione Édouard Geffray ha riferito che dall'inizio del movimento risultano feriti 170 studenti e 65 dipendenti, di cui 40 presidi. Circa 400 licei su 3.700 sono stati chiusi dalle autorità, mentre i prefetti hanno vietato le manifestazioni nei pressi degli istituti chiusi. Le organizzazioni studentesche hanno convocato una nuova giornata nazionale per il 6 ottobre.

Le rivendicazioni e lo scontro sull'origine del movimento

Le richieste degli studenti sono in larga parte omogenee sul territorio. Chiedono la copertura delle cattedre vacanti e la sostituzione dei docenti assenti, specie nelle discipline d'esame. Chiedono inoltre classi meno affollate, edifici in condizioni dignitose e, più in generale, maggiori risorse per l'istruzione pubblica. Sullo sfondo si collocano la manova di bilancio per il 2027 e una più diffusa inquietudine sul costo della vita. Lo stesso ministro ha riconosciuto la legittimità di una parte di queste richieste, pur condannando senza riserve violenze e blocchi.

Sull'origine del movimento il confronto politico è aspro. Gli uffici del primo ministro Lecornu, all'esito della riunione interministeriale di crisi, hanno attribuito ai servizi di intelligence la valutazione di una regia di La France Insoumise e dell'estrema sinistra. Accuse analoghe sono state rivolte dal Rassemblement National, che invoca anche una legge contro i casseurs. La France Insoumise respinge questa lettura, la definisce complottista e rivendica il carattere spontaneo di una mobilitazione nata, a suo dire, da condizioni scolastiche inaccettabili.

Si tratta di posizioni contrapposte, che allo stato non è possibile verificare in modo indipendente. Il dato certo è che la questione scolastica è entrata con forza nella campagna per le presidenziali del 2027.

La didattica a distanza come strumento di continuità del servizio

Sul piano strettamente scolastico, la misura più rilevante è quella disposta dal ministro Geffray. Quando danneggiamenti o blocchi impediscono di accogliere gli studenti in sicurezza, le lezioni proseguono a distanza. La decisione è rimessa caso per caso ai dirigenti scolastici, in raccordo con le autorità scolastiche, e i prefetti ne sono informati preventivamente per la messa in sicurezza delle aree circostanti. Nella sola accademia di Aix-Marseille, oltre quaranta istituti sono passati temporaneamente a questa modalità.

La ratio dichiarata è duplice. Da un lato, il ministero intende proteggere studenti e personale. Dall'altro, vuole garantire lo svolgimento dei programmi anche agli studenti che non aderiscono alla protesta, che il ministro ha descritto come presi in ostaggio da una minoranza violenta.

Resta aperto il tema dell'effettività di questo strumento per gli studenti più fragili, per i quali la didattica a distanza ha mostrato, negli anni della pandemia, limiti noti. A ciò si aggiunge il tentativo di riaprire il dialogo, attraverso una piattaforma di consultazione aperta a tutti i liceali e gli incontri con sindacati, associazioni studentesche e genitori.

Uno sguardo all'ordinamento italiano

Le vicende francesi offrono l'occasione per ricordare come il nostro ordinamento tracci il confine fra protesta legittima e condotte illecite in ambito scolastico. Il diritto degli studenti di riunirsi e di manifestare il proprio pensiero trova fondamento negli artt. 17 e 21 della Costituzione. Sul piano scolastico, lo Statuto delle studentesse e degli studenti (D.P.R. n. 249/1998) riconosce i diritti di riunione e di assemblea e ne affida la disciplina ai regolamenti d'istituto.

Diverso è il caso dell'occupazione o del blocco degli accessi. Secondo un orientamento consolidato della giurisprudenza penale, tali condotte possono integrare, a seconda delle circostanze, l'interruzione di pubblico servizio o l'invasione di edifici. Sul piano disciplinare, esse rilevano inoltre ai fini delle sanzioni previste dal regolamento d'istituto e della valutazione del comportamento. Quest'ultima, dopo la riforma introdotta dalla legge n. 150/2024, incide in modo più diretto sull'ammissione alla classe successiva.

Quanto al personale, negli ultimi anni il legislatore è intervenuto a rafforzare la tutela penale di docenti e dirigenti contro le aggressioni subite nell'esercizio delle loro funzioni. Le immagini che arrivano dalla Francia ricordano che la sicurezza di chi lavora nella scuola è la prima condizione perché il diritto all'istruzione, invocato tanto dagli studenti quanto dal governo, possa essere effettivamente garantito.

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