Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha fornito indicazioni operative volte a uniformare a livello nazionale le procedure relative all’istruzione parentale, nota anche come homeschooling, al fine di garantire certezza giuridica, correttezza amministrativa e tutela del diritto all’istruzione dei minori.
Le linee guida si inseriscono in un quadro normativo già definito, ma spesso oggetto di applicazioni non omogenee sul territorio, e mirano a chiarire in modo puntuale ruolo delle famiglie, competenze delle scuole e obblighi di verifica.
Il fondamento giuridico dell’istruzione parentale
L’istruzione parentale è una modalità pienamente legittima di assolvimento dell’obbligo di istruzione, riconosciuta dall’ordinamento italiano:
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dall’art. 30 della Costituzione, che attribuisce ai genitori il diritto-dovere di educare e istruire i figli;
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dall’art. 23 del D.Lgs. 62/2017 e dalle disposizioni del D.Lgs. 297/1994, che disciplinano l’obbligo scolastico e le verifiche degli apprendimenti.
La scelta dell’istruzione parentale non costituisce un’eccezione né una deroga, ma una opzione legittima, purché esercitata nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.
La comunicazione annuale: natura e contenuto
Le linee guida ministeriali ribadiscono che non è richiesta alcuna autorizzazione preventiva da parte dell’amministrazione scolastica.
I genitori che scelgono l’istruzione parentale devono invece presentare una comunicazione preventiva annuale al dirigente scolastico territorialmente competente, entro il termine previsto per le iscrizioni scolastiche.
La comunicazione deve contenere:
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la dichiarazione di voler provvedere direttamente all’istruzione del minore;
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l’attestazione del possesso di adeguata capacità tecnica o economica;
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un progetto educativo-didattico di massima, coerente con le Indicazioni nazionali per il curricolo.
La scuola prende atto della comunicazione, senza svolgere valutazioni discrezionali sul merito della scelta educativa.
Il ruolo della scuola “vigilante”
Le indicazioni ministeriali chiariscono in modo netto il ruolo dell’istituzione scolastica:
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la scuola non autorizza l’istruzione parentale;
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non può richiedere documentazione ulteriore non prevista dalla normativa (titoli di studio dei genitori, ISEE, certificazioni improprie);
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svolge una funzione di vigilanza formale, registrando la scelta e informando la famiglia sugli obblighi annuali.
Questo chiarimento è particolarmente rilevante per prevenire prassi difformi e richieste illegittime da parte delle segreterie scolastiche.
Gli esami di idoneità: obbligo e finalità
Un punto centrale delle linee guida riguarda la verifica degli apprendimenti.
Fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione, gli studenti in istruzione parentale devono sostenere ogni anno un esame di idoneità, in qualità di candidati esterni, presso una scuola statale o paritaria.
Gli esami:
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sono obbligatori;
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verificano il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento previsti per la classe di riferimento;
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sono predisposti tenendo conto del progetto educativo presentato;
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possono prevedere prove scritte, orali e/o pratiche.
L’esame costituisce lo strumento attraverso cui lo Stato garantisce il diritto all’istruzione del minore, senza interferire nella libertà educativa della famiglia.
Uniformità applicativa e riduzione del contenzioso
Le linee guida ministeriali rispondono all’esigenza di:
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evitare interpretazioni difformi tra scuole e territori;
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prevenire conflitti amministrativi e contenzioso;
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assicurare un equilibrio tra libertà educativa e interesse pubblico alla formazione dei minori.
In questo senso, l’intervento del Ministero rafforza un principio essenziale: l’istruzione parentale non è una concessione, ma un diritto regolato, che richiede serietà progettuale e rispetto delle verifiche previste dalla legge.
L’istruzione parentale si conferma una scelta legittima e tutelata, purché esercitata nel rispetto delle procedure e degli obblighi stabiliti dall’ordinamento.
Le linee guida del Ministero dell’Istruzione e del Merito rappresentano un passo importante verso una applicazione uniforme, trasparente e giuridicamente corretta della disciplina, a beneficio delle famiglie, delle scuole e soprattutto del diritto all’istruzione degli studenti.








