La Legge di Bilancio 2026 interviene in modo articolato sul sistema scolastico e formativo, mettendo sul tavolo risorse mirate per l’istruzione tecnica superiore, il sostegno alle famiglie economicamente più fragili e una serie di correttivi organizzativi che incidono direttamente sulla gestione delle scuole. Una manovra che, se da un lato viene rivendicata dal Governo come espansiva, dall’altro continua ad alimentare un acceso dibattito politico sul reale impatto degli stanziamenti.
ITS Academy: consolidamento di un modello parallelo all’università
Uno degli assi portanti della Manovra riguarda gli ITS Academy, destinatari di un finanziamento complessivo pari a 265 milioni di euro, pensato per garantire continuità e stabilità a un sistema che negli ultimi anni ha assunto un ruolo strategico nelle politiche europee e nazionali per la formazione tecnico-professionale avanzata.
Le risorse, distribuite sul triennio, consentono di coprire il fabbisogno strutturale degli ITS, che oggi contano decine di migliaia di iscritti e rappresentano una risposta concreta al mismatch tra scuola e mondo del lavoro. Il rafforzamento si inserisce coerentemente anche nel percorso di riforma del modello “4+2”, che mira a rendere più fluido il passaggio tra istruzione secondaria e formazione terziaria non universitaria.
Scuole paritarie: voucher alle famiglie e incentivi fiscali
Sul fronte delle scuole paritarie, la Manovra introduce una misura destinata a far discutere: un voucher annuale fino a 1.500 euro per le famiglie con ISEE inferiore a 30.000 euro che scelgono istituti paritari di primo o secondo grado. Il contributo è cumulabile con eventuali interventi regionali, entro un tetto massimo complessivo di 5.000 euro.
Accanto al sostegno diretto alle famiglie, vengono previste anche agevolazioni per le scuole paritarie non profit, tra cui l’esenzione IMU e un incremento significativo del fondo nazionale di settore. Centrale, in questo contesto, resta la distinzione tra scuole con e senza scopo di lucro, basata sul rapporto tra rette percepite e costo medio per studente fissato annualmente dal Ministero.
Libri di testo e diritto allo studio
Un ulteriore intervento riguarda il diritto allo studio, con l’istituzione di un fondo dedicato all’acquisto dei libri scolastici, anche in formato digitale, destinato agli studenti delle scuole secondarie superiori appartenenti a nuclei familiari con ISEE sotto i 30.000 euro. Le risorse saranno gestite dai comuni e si affiancheranno ai fondi già esistenti, rafforzando una misura che mira a ridurre le disuguaglianze di accesso all’istruzione.
Organici, dirigenti scolastici e supplenze
Dal punto di vista organizzativo, la Manovra introduce modifiche rilevanti: l’organico dell’autonomia verrà definito annualmente, anziché su base triennale, con l’obiettivo dichiarato di maggiore flessibilità, ma con il rischio di aumentare l’incertezza nella programmazione delle scuole.
Sul versante della dirigenza scolastica, viene previsto lo scorrimento e la stabilizzazione delle graduatorie regionali del concorso per dirigenti, consentendo la copertura dei posti vacanti attraverso l’assunzione degli idonei.
Particolarmente delicata è la stretta sulle supplenze brevi, che impone ai dirigenti di attingere prioritariamente all’organico dell’autonomia per coprire assenze fino a dieci giorni nella scuola secondaria. I risparmi generati confluiranno nel Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, con un possibile effetto redistributivo interno, ma anche con criticità operative ancora tutte da verificare.
Educazione al rispetto e contrasto alla violenza
La Manovra dedica risorse specifiche anche all’educazione civica e al contrasto alla violenza di genere, finanziando percorsi formativi affidati a Indire e iniziative promosse dai comuni in collaborazione con le scuole. Previsti inoltre interventi mirati contro bullismo e cyberbullismo, con il coinvolgimento del mondo sportivo e il rafforzamento dei fondi già esistenti.
Il nodo politico: più risorse o redistribuzione?
Sul piano politico, il provvedimento resta divisivo. Il Governo rivendica un incremento complessivo delle risorse destinate all’istruzione e al rinnovo contrattuale del personale scolastico, mentre le opposizioni denunciano una redistribuzione interna che penalizzerebbe la scuola statale. Il confronto si gioca anche sui numeri e sui criteri di lettura del bilancio del Ministero dell’Istruzione.
Al di là delle contrapposizioni, la Manovra 2026 conferma una tendenza chiara: la scuola non viene più considerata solo come ambito di spesa, ma come leva strategica di politica sociale, economica e culturale. Resta ora da verificare se le misure approvate saranno in grado di tradursi in benefici concreti per studenti, famiglie e personale scolastico.








