Un nuovo decreto interministeriale firmato nel febbraio 2026 dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero dell’Università introduce modifiche rilevanti alla disciplina dei percorsi di specializzazione per i docenti di sostegno organizzati con il coinvolgimento dell’Indire. Il provvedimento interviene principalmente sui tempi e sull’organizzazione della formazione, spostando al 31 dicembre 2026 il termine entro cui completare questi percorsi.
La misura si inserisce nel quadro degli interventi normativi adottati negli ultimi anni per far fronte alla carenza di docenti specializzati sul sostegno, una criticità che continua a caratterizzare il sistema scolastico italiano.
Il fabbisogno di docenti specializzati
Il decreto aggiorna anche la stima dei posti necessari per la formazione. In base ai dati del Ministero, i docenti che hanno maturato almeno tre anni di servizio sul sostegno negli ultimi otto anni superano le settantamila unità. Una parte di questi insegnanti è già stata ammessa ai percorsi avviati nel 2025, mentre per gli altri viene previsto un nuovo contingente di posti destinati alla specializzazione.
La distribuzione delle disponibilità tra i diversi gradi di scuola evidenzia una concentrazione significativa nella scuola primaria, che assorbe la quota più consistente delle risorse. Seguono la scuola secondaria di primo grado, la scuola dell’infanzia e, con numeri inferiori, la secondaria di secondo grado.
Percorsi diversi in base all’esperienza
Il sistema formativo continua a prevedere due tipologie di percorso. Il primo è rivolto ai docenti con esperienza pluriennale sul sostegno, i cosiddetti “triennalisti”, che hanno già svolto attività didattica con alunni con disabilità. Per questa categoria la formazione è strutturata in modo da valorizzare l’esperienza professionale maturata nelle scuole, con un percorso concentrato principalmente sugli aspetti pedagogici e metodologici della didattica inclusiva.
Diverso è invece l’itinerario previsto per chi possiede una specializzazione ottenuta all’estero. In questo caso il percorso richiede un carico formativo più ampio e include anche una componente pratica attraverso attività di tirocinio, finalizzate ad allineare la formazione ricevuta con il modello di inclusione adottato dal sistema scolastico italiano.
Condizioni per i titoli conseguiti all’estero
Il decreto stabilisce inoltre alcuni requisiti specifici per l’accesso ai percorsi destinati ai docenti con titolo estero. Tra questi rientra la necessità che il titolo sia stato conseguito entro una determinata data e che il relativo procedimento di riconoscimento in Italia non sia stato concluso nei tempi previsti o sia oggetto di contenzioso.
In tali casi l’accesso alla formazione organizzata in Italia è subordinato alla rinuncia alle procedure giudiziarie o amministrative avviate per ottenere il riconoscimento del titolo.
Il ruolo delle università e dell’Indire
I percorsi di specializzazione potranno essere organizzati direttamente dalle università oppure realizzati in collaborazione con l’Indire, secondo un modello che mira a garantire una maggiore capacità organizzativa e a rispondere più rapidamente al fabbisogno di docenti specializzati.
Sul piano accademico il decreto aggiorna anche la classificazione dei settori scientifico-disciplinari coinvolti nella formazione, adeguandoli alla recente riforma degli ordinamenti universitari.
Costi invariati per i partecipanti
Il nuovo intervento normativo non modifica invece gli oneri economici a carico dei docenti che intendono partecipare ai percorsi. Le quote di iscrizione restano quindi quelle già stabilite nei precedenti provvedimenti che hanno disciplinato l’avvio di queste procedure formative.
L’estensione dei termini e la ridefinizione dell’offerta formativa rappresentano un ulteriore tentativo di affrontare l’emergenza legata alla mancanza di insegnanti specializzati sul sostegno, una questione che continua a incidere sulla piena attuazione delle politiche di inclusione nelle scuole italiane.








