La Carta del docente, introdotta dall’art. 1, comma 121, della Legge 13 luglio 2015 n. 107, rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui il legislatore ha inteso sostenere la formazione continua dei docenti della scuola statale. Il bonus annuale, originariamente fissato in 500 euro, è destinato all’acquisto di libri, pubblicazioni, hardware, software e alla partecipazione ad attività formative coerenti con il piano di sviluppo professionale degli insegnanti.

Nel corso degli ultimi anni, tuttavia, la disciplina dell’istituto ha conosciuto un’evoluzione significativa, tanto sul piano normativo quanto su quello giurisprudenziale, con effetti rilevanti sia per i docenti sia per il contenzioso amministrativo e del lavoro.

Per l’anno scolastico 2025/2026 la piattaforma ministeriale della Carta del docente è stata riattivata con un importo ridotto a circa 383 euro, in luogo dei tradizionali 500 euro. La riduzione deriva dal diverso stanziamento di bilancio e dalla scelta di ampliare la platea dei beneficiari, includendo una parte del personale docente a tempo determinato.

La carta continua ad essere gestita attraverso la piattaforma digitale predisposta dal Ministero dell'Istruzione e del Merito e consente la generazione di voucher utilizzabili presso esercenti accreditati per acquisti e servizi finalizzati all’aggiornamento professionale.

Resta fermo che le somme accreditate possono essere utilizzate fino al 31 agosto dell’anno scolastico successivo, secondo la logica del ciclo di formazione annuale del personale docente.

Il vero punto di svolta, tuttavia, non è rappresentato tanto dalla riduzione dell’importo quanto dall’evoluzione della giurisprudenza nazionale ed europea, che ha progressivamente riconosciuto il diritto alla Carta docente anche al personale a tempo determinato.

La questione trae origine dal fatto che la disciplina originaria della legge 107/2015 riservava il beneficio esclusivamente ai docenti di ruolo, escludendo i supplenti. Tale esclusione è stata progressivamente ritenuta incompatibile con il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, sancito dalla Direttiva 1999/70/CE sul lavoro a termine.

La giurisprudenza nazionale, anche sulla scia della Corte di giustizia dell’Unione europea, ha quindi riconosciuto che il personale docente precario svolge le medesime funzioni professionali dei docenti di ruolo e che la formazione costituisce una componente essenziale dell’attività didattica.

Il consolidamento dell’orientamento giurisprudenziale si è avuto con alcune recenti decisioni della Corte di Cassazione, che hanno affermato il diritto dei docenti precari al riconoscimento del bonus formazione per gli anni di servizio svolti con contratti a termine.

Secondo la Suprema Corte, la Carta del docente non costituisce una mera liberalità dell’amministrazione, bensì uno strumento funzionale allo svolgimento della prestazione lavorativa, strettamente connesso alla qualità dell’insegnamento e all’aggiornamento professionale del personale.

Ne deriva che l’esclusione dei docenti precari determinerebbe una ingiustificata disparità di trattamento, incompatibile con la normativa europea e con i principi generali dell’ordinamento.

Alla luce di tali pronunce, numerosi tribunali del lavoro hanno riconosciuto ai docenti precari il diritto al risarcimento per gli anni di mancata attribuzione del bonus, quantificando normalmente il credito in 500 euro per ciascun anno scolastico di servizio.

In molti casi, i ricorsi consentono quindi di recuperare importi compresi tra 1.500 e 2.500 euro, a seconda delle annualità interessate.

Il contenzioso ha riguardato inizialmente i docenti con contratti annuali al 31 agosto o al 30 giugno, ma una parte della giurisprudenza più recente ha iniziato a riconoscere il diritto anche in presenza di supplenze temporanee, qualora l’attività lavorativa presenti caratteri di continuità tali da rendere comparabile la posizione del docente a termine con quella del personale di ruolo.

La progressiva affermazione del diritto alla Carta docente per il personale precario sta determinando una nuova stagione di contenzioso nel settore scolastico, destinata a incidere significativamente sul contenzioso del lavoro pubblico.

Da un lato, l’amministrazione ha iniziato ad ampliare la platea dei beneficiari nelle annualità più recenti; dall’altro lato, resta aperta la questione del riconoscimento retroattivo delle annualità precedenti, che continua ad essere oggetto di numerosi ricorsi presso i tribunali del lavoro.

Per i docenti che hanno svolto supplenze negli ultimi anni, la Carta del docente rappresenta quindi non soltanto uno strumento di aggiornamento professionale, ma anche un diritto economico suscettibile di tutela giudiziaria.

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