L’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) in ambito scolastico non è più un tema “sperimentale”: sta entrando in classe come supporto alla didattica, alla personalizzazione dei percorsi e, talvolta, alla gestione organizzativa. Proprio per questo, l’adozione di strumenti basati su IA non può restare affidata a prassi informali o a scelte individuali: deve essere incardinata in un quadro di trasparenza, responsabilità e protezione dei diritti.
La sede naturale in cui fissare questo equilibrio è il Patto educativo di corresponsabilità, previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti e introdotto (in modo espresso) dall’art. 5-bis del , che impone una definizione “dettagliata e condivisa” di diritti e doveri nel rapporto tra scuola autonoma, studenti e famiglie. Anche il Ministero dell'Istruzione e del Merito richiama il Patto come documento-chiave per rendere comprensibili e condivise le regole di vita scolastica.
In parallelo, le Linee guida MIM sull’IA a scuola, allegate a un decreto ministeriale del 2025, insistono su tre punti: trasparenza, protezione dei dati e diritto di non partecipazione, soprattutto quando entrano in gioco dati riferibili a minori.
Il primo “pilastro” da tradurre nel Patto è la trasparenza in forma comprensibile: non un tecnicismo, ma informazioni chiare su quali strumenti IA siano usati, per quali finalità, con quali limiti.
Questo approccio è coerente sia con l’impostazione del MIM, sia con il principio – ribadito dal Garante – che la scuola debba trattare dati in modo trasparente e proporzionato, con particolare cautela quando sono coinvolti studenti e minori.
Il nodo più delicato è quello dei dati personali. Le Linee guida MIM raccomandano accorgimenti tecnici e organizzativi per evitare, per quanto possibile, il trattamento di dati riconducibili agli studenti: in particolare, evitare l’inserimento di dati identificativi nei prompt e privilegiare configurazioni che impediscano conservazione dei prompt, profilazione o tracciamento.
Nel Patto, queste indicazioni possono diventare regole operative semplici e verificabili, ad esempio:
- Divieto di inserire nei prompt nomi, cognomi, email, foto, classi, riferimenti a account personali, numeri di telefono, dati sanitari o situazioni familiari.
- Divieto di caricare verifiche, PEI/PDP, relazioni, verbali, certificazioni o documenti che contengano dati personali o sensibili.
- Uso preferenziale di account istituzionali e ambienti configurati dalla scuola, con impostazioni privacy “bloccate” (cronologia disattivata, log ridotti, tracciamento off, nessun riuso per addestramento se tecnicamente possibile).
Questo si allinea ai principi generali del GDPR (minimizzazione e privacy by design) e alle indicazioni del vademecum del Garante rivolto proprio al contesto scolastico.
Una delle sottolineature più nette delle Linee guida MIM riguarda la possibilità per studenti e famiglie di decidere consapevolmente se acconsentire all’uso dei dati personali per finalità come l’addestramento o la personalizzazione spinta di sistemi IA, prevedendo procedure chiare (moduli, tempi certi, esiti tracciabili) e soprattutto garantendo che il rifiuto non comporti penalizzazioni o limitazioni nell’accesso alle opportunità didattiche.
Sul piano disciplinare, la scuola può (e spesso deve) collegare l’uso scorretto dell’IA alle regole già previste da Statuto e Regolamento d’Istituto (doveri, correttezza, lealtà, responsabilità), evitando automatismi ma chiarendo che l’illecito digitale non è “meno illecito” di quello tradizionale.
Le Linee guida MIM sollecitano il coinvolgimento della comunità scolastica e dei canali rappresentativi (consigli, comitati, organi collegiali) per garantire informazione e trasparenza sull’innovazione introdotta.
Quando si ricorre a fornitori esterni, la scuola deve pretendere condizioni coerenti con la tutela dei minori: impostazioni privacy adeguate, assenza di riuso dei dati per training, chiarezza su conservazione/log, e tracciabilità degli accessi.
Accanto al Patto, sta emergendo l’idea di dotare le istituzioni pubbliche (scuola compresa) di un codice etico/codice di condotta sull’IA: una cornice di principi e regole interne per selezionare e usare strumenti IA in modo responsabile.
Il riferimento normativo europeo è l’art. 95 del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), che promuove l’adozione di codici di condotta per applicare volontariamente requisiti e cautele anche oltre i casi strettamente “ad alto rischio”.
In Italia, AgID ha messo in consultazione linee guida per l’adozione dell’IA nella PA, corredate da un modello di codice etico: l’idea di fondo è rafforzare sorveglianza umana, documentazione e trasparenza sugli impatti delle soluzioni IA.
Per la scuola, ciò significa una regola-cardine: l’IA supporta, non sostituisce. Nessuna decisione “critica” che incida su diritti dello studente (valutazione, percorsi, provvedimenti) dovrebbe essere affidata all’automazione senza controllo umano effettivo. Se l’obiettivo è un Patto davvero utile, non serve scrivere pagine: bastano clausole ben progettate.
Così il Patto non diventa un manifesto, ma un vero “contratto educativo” aggiornato al digitale: chiaro per le famiglie, difendibile per la scuola, utile per prevenire contenziosi.
Se vuoi, posso anche trasformare questi principi in un allegato pronto (1 pagina) da inserire nel Patto di corresponsabilità, con formulazioni già “da delibera” e con un lessico coerente con Statuto/Regolamento d’Istituto.








