Il PNRR torna a incrociarsi con la governance scolastica e, ancora una volta, lo scontro è tutto istituzionale: il Consiglio dei Ministri ha disposto il commissariamento di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per la mancata approvazione dei piani di dimensionamento della rete scolastica relativi al prossimo anno.
Situazione analoga per la Campania, che però ha comunicato la volontà di procedere autonomamente, evitando (almeno per ora) la gestione commissariale.
Il dimensionamento scolastico è una riorganizzazione giuridico-amministrativa: si tratta di accorpare le istituzioni “sottodimensionate”, cioè con un numero di iscritti non sufficiente a mantenere l’autonomia.
Il punto, spesso travisato nel dibattito pubblico, è che non coincide con la chiusura dei plessi: una scuola può continuare a funzionare sul territorio pur perdendo l’autonomia amministrativa.
Sul piano degli organici, dal Ministero si ribadisce che non c’è una soppressione automatica dei posti ATA o dei direttori amministrativi, mentre la riduzione impatta principalmente sulla dirigenza scolastica (spesso già coperta in reggenza).
La riforma del dimensionamento rientra tra gli impegni PNRR, costruita per riallineare la rete scolastica alla popolazione studentesca (con criteri regionali e parametrici).
Secondo il Ministro dell’Istruzione, la mancata attuazione mette a rischio gli obiettivi europei e, quindi, l’erogazione delle rate PNRR: tradotto, non è una “questione tecnica”, ma un profilo potenzialmente sensibile sul piano finanziario e politico.
Quanto ai numeri, l’impatto viene descritto come limitato ma significativo:
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Toscana: 16 istituti coinvolti su 450
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Emilia-Romagna: 17 su 515
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Sardegna: 9 su 232
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Umbria: 2 su 132
I dati risultano ridotti rispetto alle previsioni originarie grazie a una revisione dei parametri, che avrebbe salvaguardato circa 80 autonomie.
Il fronte regionale contesta sia l’impianto della riforma, sia la metodologia di calcolo degli studenti. La Campania è stata tra le prime a muoversi sul piano giudiziario, ma ora ha scelto una strada diversa: fare da sé, per non subire il commissariamento.
Il decreto governativo dovrebbe arrivare entro fine gennaio, per consentire alle scuole di completare correttamente le procedure in vista delle iscrizioni, che chiudono il 14 febbraio.
Il MIM insiste su un concetto-chiave: non si chiudono scuole, si riorganizza la macchina amministrativa.
E sul versante legale rivendica un quadro chiaro: più interventi della Corte costituzionale a sostegno della legittimità della riforma, oltre a un contenzioso amministrativo già sfavorevole alle Regioni (pronunce di TAR e Consiglio di Stato).
Non è mancato il tentativo di evitare lo strappo: alle Regioni erano già stati concessi due rinvii (prima al 30 novembre, poi al 18 dicembre).
Ma l’inadempimento ha spinto l’Esecutivo a passare alla misura sostitutiva, definita “necessaria” per rispettare gli impegni UE e garantire l’avvio regolare dell’anno scolastico.








