Dopo l’avvio delle nuove Indicazioni nazionali per infanzia, primaria e primo ciclo, il cantiere della riforma si estende ora alla scuola secondaria di secondo grado. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha infatti messo in agenda la revisione delle Indicazioni nazionali per i licei e delle Linee guida per gli istituti tecnici, con un’entrata in vigore attesa, salvo modifiche, a partire da settembre 2027.

L’intervento si inserisce tra le priorità politiche e programmatiche del Ministero per il 2026 e punta a una revisione complessiva dei quadri di riferimento didattici, con l’obiettivo di aggiornare i percorsi formativi alla luce dei cambiamenti intervenuti negli ultimi anni sul piano sociale, culturale, tecnologico ed economico.

Dopo il primo ciclo, il riordino arriva alle superiori

Conclusa la definizione delle nuove Indicazioni per il primo ciclo, che diventeranno operative dal prossimo anno scolastico, il Ministero guarda ora a licei e istituti tecnici.

Anche in questo caso, il lavoro preparatorio è affidato a una commissione di studio incaricata di elaborare la proposta di riforma. A guidarla è ancora Loredana Perla, pedagogista e direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione dell’Università di Bari, già coinvolta nel percorso di revisione relativo ai gradi scolastici precedenti.

La scelta segnala una chiara volontà di continuità nell’impostazione culturale e pedagogica della riforma, che si avvia a ridefinire progressivamente l’intera filiera dell’istruzione.

Perché il Ministero vuole riscrivere i programmi

A oltre dieci anni dall’adozione dei documenti oggi in vigore, il Ministero ritiene ormai non più rinviabile una revisione organica dei programmi di riferimento.

L’idea di fondo è che i quadri attuali non siano più pienamente adeguati a rispondere alle trasformazioni che hanno investito la società contemporanea: innovazione tecnologica, nuovi modelli produttivi, evoluzione culturale, mutamenti economici e ridefinizione delle competenze richieste dal mondo del lavoro e della cittadinanza.

La revisione, quindi, non si presenta come un semplice aggiornamento lessicale o formale, ma come un intervento destinato a incidere su:

  • contenuti disciplinari;

  • metodologie didattiche;

  • priorità formative;

  • rapporto tra cultura generale e competenze applicative.

STEM, digitale e intelligenza artificiale tra gli assi centrali

Uno dei pilastri più evidenti della riforma sarà il rafforzamento delle discipline STEM.

Il Ministero intende promuovere una maggiore integrazione delle competenze scientifiche, matematiche, tecnologiche e digitali, anche attraverso metodologie didattiche più innovative e un utilizzo più strutturato degli strumenti tecnologici avanzati.

Tra gli indirizzi di lavoro emerge con forza anche il riferimento all’intelligenza artificiale, considerata non solo come oggetto di riflessione culturale, ma come possibile supporto alle pratiche didattiche e allo sviluppo di nuove competenze.

In questa prospettiva, le scuole superiori saranno chiamate a:

  • valorizzare approcci laboratoriali;

  • rafforzare l’interdisciplinarità;

  • integrare contenuti di innovazione digitale;

  • sviluppare competenze scientifiche trasversali in tutti i percorsi.

L’obiettivo dichiarato è quello di rendere la scuola italiana più capace di rispondere alla competizione internazionale e di preparare gli studenti alle professioni emergenti.

Attenzione particolare alle studentesse e al riequilibrio di genere

Nel rafforzamento delle STEM, il Ministero sembra voler confermare anche una linea già avviata negli ultimi anni: ridurre il divario di partecipazione femminile nelle discipline scientifiche e tecnologiche.

Il richiamo alle linee guida già adottate in materia segnala la volontà di proseguire su un terreno ritenuto strategico, promuovendo un accesso più equilibrato ai percorsi di innovazione, ricerca e professioni tecnico-scientifiche.

Si tratta di un punto tutt’altro che secondario, perché collega la revisione dei curricoli non solo a un’esigenza di aggiornamento didattico, ma anche a una finalità di inclusione e riequilibrio delle opportunità formative.

Più orientamento verso le professioni sanitarie

In continuità con il rafforzamento dell’area STEM, il Ministero punta anche a consolidare l’orientamento verso le professioni mediche e biomediche.

In questo quadro si colloca il rilancio della sperimentazione “Biologia con curvatura biomedica”, già attivata in diversi istituti e considerata uno strumento utile per avvicinare gli studenti ai percorsi universitari e professionali dell’area sanitaria.

L’intenzione sembra essere quella di ampliare ulteriormente la diffusione di modelli didattici che:

  • anticipino contenuti specialistici;

  • favoriscano scelte universitarie più consapevoli;

  • rafforzino il collegamento tra scuola superiore e formazione post-diploma.

Possibile revisione della Storia nel segno della cultura occidentale

Se sul primo ciclo la riforma ha già mostrato una forte attenzione alla ridefinizione del racconto storico, è plausibile che anche nelle superiori la disciplina Storia venga riconsiderata lungo direttrici analoghe.

L’orientamento culturale che emerge dagli atti ministeriali e dai lavori già svolti lascia intravedere un possibile rafforzamento della dimensione legata alla tradizione occidentale, con una rilettura dei programmi che potrebbe incidere sulla selezione dei contenuti, sulla scansione cronologica e sul peso attribuito a determinati snodi della civiltà europea e classica.

Non si tratta, almeno per ora, di un assetto definito nei dettagli, ma è uno dei fronti su cui è ragionevole attendersi una revisione significativa.

Il dossier classico: il Ministero prova a fermare il calo delle iscrizioni

Tra i temi più sensibili della riforma c’è anche il futuro del liceo classico, da anni alle prese con una progressiva perdita di attrattività.

Pur restando i licei, nel loro complesso, la scelta prevalente degli studenti italiani, il classico continua a registrare una flessione costante. I dati più recenti confermano un arretramento che, nell’arco di un decennio, ha superato il 15% delle iscrizioni.

Per l’anno scolastico 2026/2027, la quota di studenti che ha scelto il liceo classico si attesta intorno al 5,2%, in lieve ma ulteriore calo rispetto all’anno precedente.

Di fronte a questa tendenza, il Ministero ha già istituito un gruppo di lavoro dedicato, con l’obiettivo di individuare strumenti utili a rilanciare un indirizzo considerato strategico per la formazione culturale e per lo sviluppo del pensiero critico.

Il classico come identità culturale da preservare

Nel dibattito interno al Ministero, il liceo classico viene descritto non soltanto come un indirizzo di studio, ma come un presidio culturale da difendere.

La linea politica appare orientata a valorizzare il ruolo del classico come luogo di formazione del ragionamento, della consapevolezza storica e della conoscenza delle radici della civiltà europea e mediterranea.

Questo orientamento potrebbe tradursi, nella futura revisione delle Indicazioni, in:

  • un rafforzamento dell’identità culturale dell’indirizzo;

  • una ricalibratura dei contenuti per renderli più attuali senza snaturarli;

  • una maggiore connessione tra studi classici e competenze contemporanee.

In altre parole, non si punta necessariamente a “modernizzare” il classico riducendone la specificità, ma piuttosto a ridefinirne il valore in chiave più convincente per le nuove generazioni.

Tecnici: aggiornamento atteso su competenze, innovazione e rapporto con il lavoro

Se per i licei il dibattito si concentra molto sull’impianto culturale, per gli istituti tecnici il nodo sarà soprattutto l’adeguamento delle Linee guida alle nuove richieste del sistema produttivo.

È prevedibile che la revisione si concentri su alcuni assi ormai centrali:

  • innovazione tecnologica;

  • digitalizzazione dei processi;

  • competenze trasversali;

  • rafforzamento delle discipline scientifiche;

  • maggiore raccordo con i fabbisogni professionali e industriali.

L’obiettivo, in sostanza, è rendere i percorsi tecnici ancora più aderenti ai mutamenti del tessuto economico, senza perdere la funzione di solida formazione culturale di base.

Una riforma che completa il riordino dell’intero sistema

Con il passaggio alle superiori, il Ministero apre di fatto la fase conclusiva di un riassetto che punta a coinvolgere tutti i segmenti del sistema scolastico.

Dopo infanzia, primaria e primo ciclo, la revisione di licei e tecnici completerebbe un processo di ridefinizione che non riguarda soltanto i programmi, ma più in generale il modello di scuola che si intende promuovere: più attento all’innovazione, più orientato alle competenze STEM, ma al tempo stesso ancorato a una precisa visione culturale e identitaria.

Conclusione

La riforma annunciata per licei e istituti tecnici si profila come un intervento di ampio respiro, destinato a incidere tanto sull’architettura dei curricoli quanto sul profilo culturale della scuola superiore italiana.

Da un lato, il Ministero punta a rafforzare scienza, tecnologia, digitale e orientamento alle professioni emergenti; dall’altro, sembra voler riaffermare il peso della tradizione umanistica e della cultura occidentale come asse portante della formazione.

Se i tempi saranno confermati, il 2027 segnerà quindi l’inizio di una nuova fase per la secondaria di secondo grado, con ricadute importanti su programmi, scelte didattiche e identità dei diversi indirizzi.

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