Il sistema educativo italiano sta attraversando una fase di profonda riconfigurazione, nella quale mutano simultaneamente il rapporto tra scuola e mondo produttivo e l’idea stessa di competenza come esito dell’azione formativa. Due direttrici normative recenti appaiono particolarmente significative in questo processo: da un lato il passaggio dai Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) alla Formazione Scuola-Lavoro (FSL), strettamente connesso all’avvio della filiera tecnologico-professionale 4+2; dall’altro l’introduzione, con la Legge n. 22/2025, di una sperimentazione nazionale finalizzata allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali.

Lungi dal rappresentare interventi isolati, queste due linee di riforma sembrano concorrere alla costruzione di un nuovo paradigma di scuola, intesa come nodo strategico di un ecosistema formativo nel quale apprendimenti disciplinari, esperienza pratica, dimensione personale e relazionale e orientamento professionale concorrono in modo unitario alla formazione dello studente.

La transizione dai PCTO alla Formazione Scuola-Lavoro, formalizzata dal cosiddetto “Decreto Scuola 2025” (D.L. 9 settembre 2025, n. 127, conv. in L. 30 ottobre 2025, n. 164), non può essere letta come un semplice mutamento terminologico. La nuova denominazione esplicita una scelta di campo: riconoscere centralità alla dimensione formativa dell’esperienza in contesto lavorativo, superando la visione di tali attività come momenti accessori o meramente orientativi. La FSL si propone di ricomporre la storica frattura tra il “dentro” della scuola e il “fuori” del lavoro, configurando il tempo trascorso in azienda come segmento organico del curricolo, nel quale il saper fare integra e completa il sapere teorico

Questo impianto trova la sua massima espressione nel modello 4+2, introdotto dalla L. 121/2024, che ridisegna i percorsi tecnici e professionali come una filiera continua: quattro anni di scuola secondaria seguiti da due anni di ITS Academy. In tale prospettiva, la FSL non è un dispositivo collaterale, ma il vero motore del percorso, poiché anticipa già nel quadriennio linguaggi, culture organizzative e pratiche professionali proprie dell’istruzione terziaria tecnologica, rendendo il passaggio al biennio ITS una prosecuzione naturale e non una cesura.

Parallelamente, la Legge n. 22/2025 introduce nel sistema scolastico una forte attenzione allo sviluppo delle competenze non cognitive e trasversali, riconoscendo che la riuscita formativa non dipende esclusivamente dal possesso di conoscenze disciplinari, ma anche da dimensioni come l’autostima, la capacità di collaborare, il problem solving, la gestione delle emozioni, la flessibilità e lo spirito di iniziativa. La norma affida al Ministero il compito di promuovere lo sviluppo armonico e integrale della persona, prevenendo povertà educativa, analfabetismi funzionali e dispersione scolastica

La sperimentazione nazionale, avviata con D.M. n. 6/2025, ha durata triennale e si colloca nel solco dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999. Essa mira a individuare quali competenze non cognitive risultino maggiormente correlate al successo formativo, a sperimentare metodologie didattiche innovative e a definire criteri e strumenti di rilevazione e valutazione affidabili. In tal modo, le soft skills cessano di essere un orizzonte pedagogico generico e diventano oggetto di progettazione intenzionale.

È proprio nell’intersezione tra FSL e competenze non cognitive che emerge il senso più profondo delle riforme in atto. La Formazione Scuola-Lavoro, se concepita come autentico ambiente di apprendimento, costituisce infatti uno spazio privilegiato per lo sviluppo di competenze relazionali, decisionali e di responsabilità, difficilmente coltivabili esclusivamente nella didattica d’aula. Allo stesso tempo, l’attenzione alle competenze non cognitive offre una cornice pedagogica che impedisce alla FSL di scivolare verso una logica di mera prestazione lavorativa, riaffermandone la natura eminentemente educativa.

In questa prospettiva, la governance del sistema assume un ruolo decisivo. I Patti educativi 4.0 introdotti dal D.M. 269/2024, i Campus territoriali e il rafforzamento dei Comitati tecnico-scientifici disegnano un modello di cooperazione stabile tra scuole, ITS, università, enti locali e imprese, volto a garantire coerenza, continuità e qualità dell’offerta formativa

 

 Analogamente, la sperimentazione sulle competenze non cognitive prevede il coinvolgimento di università, enti di ricerca e soggetti formativi accreditati, a conferma della necessità di un approccio sistemico.

Anche sul piano della certificazione degli apprendimenti si registra una significativa evoluzione. Le competenze maturate nei contesti di FSL confluiscono nel Curriculum dello studente, assumendo una valenza documentale e giuridica che consente a università e datori di lavoro di leggere il profilo dello studente in termini non solo di percorso teorico, ma di competenze effettivamente agite. Tale impostazione risulta coerente con l’obiettivo della sperimentazione sulle competenze non cognitive, che punta a dotarsi di strumenti di rilevazione e valutazione capaci di restituire in modo attendibile dimensioni spesso considerate elusive.

Nel loro insieme, queste riforme delineano una scuola chiamata a superare la dicotomia tra istruzione e formazione, tra sapere e saper fare, tra competenza tecnica e maturazione personale. La direzione di marcia è quella di un’istituzione scolastica che forma non soltanto studenti “preparati”, ma persone competenti, capaci di orientarsi in contesti complessi, di apprendere lungo tutto l’arco della vita e di partecipare consapevolmente allo sviluppo economico e sociale.

Il successo di questo impianto dipenderà, in larga misura, dalla capacità delle istituzioni scolastiche di esercitare una regia pedagogica forte, di investire nella formazione in servizio dei docenti e di costruire partenariati territoriali autentici. Se tali condizioni saranno soddisfatte, la convergenza tra Formazione Scuola-Lavoro e sviluppo delle competenze non cognitive potrà rappresentare uno dei passaggi più significativi nel processo di modernizzazione del sistema educativo italiano.

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