Preambolo

Finanziario e scolastico: due aggettivi utilizzati in funzio­ne dicotomica per il sostantivo anno, al quale conferiscono una divisione logica di un concetto in due concetti nuovi ad esso colle­gati. Il significato, evidente sotto il profilo terminologico, rinvia, nell’ambito delle istituzioni sco­lastiche, all’altra dicotomia tra attività amministrativo-conta­bile e attività didattica. Da più parti ci si chiede se è possibile ricondurre la divisione ad uni­tà. Di seguito, una proposta di allineamento possibile.

Premessa

L’ 1 settembre 2000 entrò in vigore il regolamento sull’auto­nomia ed il fenomeno apparve come un’autentica rivoluzione: i piani dell’offerta formativa di­ventarono prassi di ogni singola istituzione scolastica, si riformò la struttura amministrativa e di governo del sistema istruzione. Il quadro complessivo dell’innova­zione rese necessario ricondurre le esperienze di lavoro al nuovo contesto, superando vecchie lo­giche di organizzazione fondate sul principio della procedimen­talizzazione verticistica. Si im­pose gradualmente un nuovo approccio mentale, che, lungi dall’attendere soluzioni precon­fezionate, dovette saper trovare la strada dell’autodeterminazio­ne nel fissare obiettivi e nell’im­plementare nuovi strumenti. È trascorso oltre un ventennio nella consapevolezza di dover interpretare da protagonisti il nuovo ruolo, seppur in un con­testo burocratico sostanzialmen­te vecchio e in ambiti normativi spesso assai confusi ed incerti. Naturalmente, vi sono settori or­mai fuori dalla sperimentazione, sui quali è possibile registrare un certo assestamento; altri ne restano, per i quali è necessario mettere a nudo inconvenienti e contraddizioni affinché ciascuno possa trovare il senso del proprio operato. In sintesi, crediamo che in ogni fase di transizione (per quanto lunga) - tale riteniamo ancora quella attuale - occorra (più che in altri momenti) po­ter cogliere il rapporto tra “ il dichiarato” e “l’agito”, ossia tra progettazione iniziale e risulta­ti concreti, tra “ciò che è stato fatto” e “ciò che deve farsi”.

A cavallo di due anni scolastici

Allora, scrutando oltre cor­tina, cioè aprendo il sipario ad una scena chiara, certa e com­prensibile, ci chiediamo se al­tre rivoluzioni sono possibili. In tal senso, si propone qui di seguito una riflessione su una questione che passa spesso inos­servata, ma che tanto affatica sul piano operativo: la distinzione (tutta appartenente al pianeta scuola) tra anno finanziario ed anno scolastico; rileva il primo per gli aspetti di natura ammini­strativo-contabile, si caratterizza il secondo per l’attività didattica.
L’attività didattica, che si di­stende lungo l’arco temporale che va dall’ 1 settembre al 31 agosto di ogni anno, necessita di supporti amministrativo-finanziari, che, invece, sono temporalmente organizzati dall’ 1 gennaio al 31 dicembre di ogni anno secondo le norme di contabilità generale dello Sta­to. Di conseguenza: un bilancio finanziario, che del bilancio sta­tale è espressione, a cavallo di due anni scolastici. Le scuole sono, così, costrette ad alchimie contabili per affrontare porzioni di attività mediante l’utilizzo di 4/12 dei finanziamenti ed altre con l’ausilio degli 8/12. Si rischia, da una parte, di inter­rompere l’unitarietà dell’azione didattico-educativa; si turba, dall’altra, la gestione ammini­strativo-contabile se sol si rifletta sul fatto che, generalmente, ciò che è valido sino al 31 dicem­bre di un anno non lo è più dal gennaio dell’anno successivo (è stato così, per fare solo qualche semplice esempio, in tema di va­riazioni Irap, per le modifiche fiscali e/o previdenziali, per le molteplici assegnazioni di fondi con diversa entità tra un anno e l’altro); tutto ciò spesso ha com­portato una gestione differen­ziata con riguardo ad un unico anno scolastico.

Gestione integrata

Per rendere effettiva ed ef­ficace una programmazione integrata occorrerebbe - rite­niamo - far coincidere l’anno finanziario con l’anno scolasti­co: piano annuale delle attività e bilancio, o programma annuale (come viene definito con più ap­propriata terminologia), trove­rebbero perfetta armonizzazione temporale. Nonostante da alcuni sia stata rimarcata più volte tale manifesta incompatibilità, nes­suna modifica ha visto la luce. Lo stesso regolamento di contabilità delle istituzioni scolastiche, che sembrava porsi su un piano di più gradita ragionevolezza, ha riconfermato la distinzione esi­stente. Si è sempre sostenuto che le norme di contabilità di Stato non possono soffrire la specifi­cità del settore scolastico, il che vale a dire che finanziariamente l’uniformità si può raggiungere solo dall’ 1 gennaio al 31 dicem­bre.

Ostacoli da superare

Rebus sic stantibus, perché allora non far coincidere l’an­no scolastico con l’anno finan­ziario? Pare che si siano sempre opposte ragioni di opportunità socio-economica, le quali han­no, sino ad oggi, impedito di fis­sare l’inizio dell’anno scolastico all’ 1 gennaio. Una soluzione di tal fatta avrebbe avuto, si dice, un impatto negativo:
a) sull’industria - per la chiusura di quasi tutti gli stabi­limenti in periodo estivo;
b) sul turismo - particolar­mente sviluppato nei mesi di luglio ed agosto, quello estivo; durante le vacanze natalizie e pasquali quello invernale e tar­do invernale.
Qualcuno avrebbe trovato spicchi di negatività persino sul settore agricolo; ma qui la diffe­renziazione delle attività in tut­ta la penisola è tale che nessuna considerazione può essere fatta. Le altre perplessità svanirebbe­ro nel tempo se solo si avesse il coraggio di calendarizzare per anno solare l’attività didattica delle scuole, facendola coincide­re finalmente con l’anno finan­ziario.

Una ipotetica soluzione

Una ipotesi da sottoporre al vaglio degli organi competenti potrebbe così articolarsi:

  • 1 gennaio di ogni anno: inizio giuridico dell’anno sco­lastico con assunzione effettiva del servizio da parte dei docen­ti il 7 gennaio. I pochi giorni sarebbero utili agli uffici sco­lastici per stabilizzare ammi­nistrativamente le procedure relative a mobilità e organici;

  • breve periodo di pro­grammazione didattica e inizio delle lezioni non più tardi del 15 gennaio;

  • pausa per le vacanze pa­squali e prima valutazione de­gli alunni entro aprile;

  • sospensione delle lezioni a partire dal 15 luglio e sino al 15 settembre, previa seconda valutazione degli alunni.

Ai più bisognosi potrebbe­ro essere consigliati momenti integrativi di recupero da effet­tuarsi durante i due mesi di so­spensione ad opera degli stessi docenti, i quali, appositamente remunerati, si alternerebbero con apposite turnazioni per agevolare la fruizione delle fe­rie;

  • la ripresa delle lezioni in settembre dovrebbe consentire a tutti di completare il percorso formativo che dovrebbe chiu­dersi entro la prima settimana di dicembre con la valutazione finale;

  • prima delle vacanze na­talizie dovrebbero, altresì, essere completati anche gli esami di Stato conclusivi del primo ciclo e del ciclo secon­dario superiore;

  • il collegio dei docenti, quale suo ultimo atto, potreb­be produrre un documento di autovalutazione dell’azione educativa svolta, da servire per l’elaborazione del piano dell’of­ferta formativa dell’anno suc­cessivo.

Realtà scolastica e re­altà sociale

Una ipotesi del genere, che non ha la pretesa di essere esau­stiva, per quanto paradossale a prima vista, avrebbe il merito di salvare i tempi e i ritmi del­la vita sociale; di rispettare le implicazioni di natura macro­economica; di contemperare le esigenze amministrativo-con­tabili. Tutto questo dire non sembri l’uovo di Colombo; venga piut­tosto accettato come un tentati­vo affinché il “difficile” assurga all’olimpo del “possibile”. Nes­suna alterigia nella soluzione prospettata, ma la pacata voglia di rappresentare la realtà scola­stica come parte rilevante della realtà sociale.

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