L'intelligenza artificiale si sta diffondendo nel sistema produttivo italiano più rapidamente delle competenze necessarie per governarla. È questo il dato centrale dell'indagine «EDUNext – Nuovi scenari per l'Education e le competenze nell'era dell'AI», condotta da Look4ward, l'osservatorio permanente sull'evoluzione delle competenze sviluppato da Intesa Sanpaolo con l'Università Luiss, che ha coinvolto oltre seicento imprese e circa millecinquecento tra amministratori delegati e responsabili delle risorse umane.

I numeri descrivono un'accelerazione marcata. Le aziende che hanno integrato o progettano di integrare l'IA nei propri processi sono passate in un anno dal 19 al 31 per cento, e quelle che hanno stabilmente adottato almeno una tecnologia di IA sono raddoppiate, dall'8,2 al 16,4 per cento. A questa crescita non ha corrisposto un adeguato investimento nelle persone: tra le imprese che usano l'IA, l'85 per cento ha avviato o progetta iniziative formative, ma solo il 19 per cento di esse ha carattere strutturato e continuativo, mentre quasi la metà resta occasionale o sperimentale. Ne deriva che il 46 per cento dei dipendenti non riceve alcuna formazione specifica, e il 44 per cento delle imprese non prevede investimenti formativi nei prossimi dodici-ventiquattro mesi.

Le indicazioni che emergono dall'indagine, e che saranno al centro dell'incontro con gli studenti previsto il 16 ottobre al Salone dello studente e del prof di Milano, insistono sulla necessità di integrare le competenze tecnologiche con quelle trasversali, dal pensiero critico alla capacità di lavorare in gruppo, fino alla responsabilità etica nell'impiego della delega algoritmica, e su un dialogo più stretto tra scuola, università e imprese. Sono considerazioni che meritano di essere lette anche alla luce del quadro normativo, perché la formazione all'uso dell'IA non è più soltanto una scelta organizzativa opportuna.

La formazione all'IA come obbligo giuridico

L'articolo 4 del regolamento (UE) 2024/1689, applicabile dal 2 febbraio 2025, impone a fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di IA di adottare misure per garantire, nella misura del possibile, un livello sufficiente di alfabetizzazione in materia di IA del proprio personale e di chiunque si occupi del funzionamento e dell'uso di tali sistemi per loro conto, tenendo conto delle conoscenze tecniche, dell'esperienza, dell'istruzione e della formazione delle persone coinvolte, nonché del contesto di impiego. Il dato secondo cui quasi la metà dei dipendenti delle imprese che usano l'IA non riceve alcuna formazione specifica indica, dunque, non soltanto un ritardo competitivo, ma un'area di potenziale non conformità.

Il decreto legislativo 7 ottobre 2026, n. 179, che entrerà in vigore il 23 ottobre, rafforza questa impostazione sul piano interno. Il Capo III del decreto disciplina l'impiego dell'IA nei percorsi formativi, nelle professioni e nel lavoro, e prevede che l'uso di sistemi che incidono sull'organizzazione del lavoro e sulle modalità della prestazione sia considerato nella valutazione dei rischi di cui al D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, con il conseguente obbligo per il datore di lavoro di assicurare ai lavoratori un'adeguata informazione e formazione sui rischi specifici connessi. Lo stesso decreto stabilisce che le decisioni finali sul rapporto di lavoro non possano fondarsi unicamente su un trattamento automatizzato.

Il compito della scuola

Le competenze trasversali che le imprese indicano come decisive non sono una novità per l'ordinamento scolastico. La Raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea del 22 maggio 2018 sulle competenze chiave per l'apprendimento permanente, che le Indicazioni nazionali e le Linee guida richiamano espressamente, colloca accanto alla competenza digitale la competenza personale, sociale e di imparare a imparare e la competenza in materia di cittadinanza. Le Linee guida per l'orientamento adottate con il D.M. 22 dicembre 2022, n. 328, hanno introdotto moduli curricolari di orientamento nella scuola secondaria, mentre i percorsi di formazione scuola-lavoro costituiscono il principale canale istituzionale di raccordo con il mondo produttivo.

Il D.Lgs. n. 179 del 2026 aggiunge a questo impianto l'aggiornamento delle Indicazioni nazionali per il secondo ciclo con l'inserimento dell'intelligenza artificiale, il suo ingresso nell'educazione civica e nella cittadinanza digitale e il potenziamento delle discipline STEAM anche in funzione orientativa. Il richiamo al pensiero critico e alla capacità di governare la delega algoritmica trova così un riscontro normativo diretto: la scuola è chiamata a formare studenti capaci non soltanto di usare gli strumenti, ma di comprenderne i limiti e di valutarne le implicazioni.

Il raccordo tra scuola, università e imprese

Il dialogo tra sistema dell'istruzione e mondo del lavoro auspicato dall'indagine si realizza, sul piano giuridico, attraverso strumenti già disponibili: le convenzioni per i percorsi di formazione scuola-lavoro, le reti di scuole e gli accordi con enti e imprese previsti dall'articolo 7 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, i comitati tecnico-scientifici degli istituti tecnici e professionali e il sistema degli ITS Academy, cui il medesimo D.Lgs. n. 179 del 2026 estende l'integrazione delle competenze sull'IA.

Perché tali strumenti producano risultati non occasionali occorre però che siano inseriti in una programmazione coerente, recepita nel piano triennale dell'offerta formativa, e che le attività svolte con soggetti esterni rispettino le garanzie previste per gli studenti, a partire dalla sicurezza nei luoghi di formazione e dalla protezione dei dati personali, specie quando l'esperienza comporta l'uso di sistemi di IA messi a disposizione dalle imprese ospitanti.

Considerazioni conclusive

L'indagine EDUNext fotografa un sistema produttivo che adotta l'intelligenza artificiale senza aver ancora costruito le competenze per farlo in modo consapevole. Il quadro normativo europeo e nazionale trasforma questa lacuna in un obbligo per le imprese e in un compito esplicito per la scuola. La sfida, per entrambe, è passare da iniziative episodiche a percorsi strutturati e continuativi, nei quali le competenze tecniche e quelle trasversali crescano insieme.

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