Con decreto dipartimentale n. 1378 del 26 giugno 2026 il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato i punteggi di complessità e la conseguente collocazione delle istituzioni scolastiche italiane nelle tre fasce A, B e C per l'anno scolastico 2026/2027. L'atto applica i criteri del D.D. 1621/2024 (che sarebbero stati oggetto di revisione al termine dell'a.s. 2025/2026), rinviando la rielaborazione al triennio 2027-2030 per ragioni di stabilità. Analisi tecnica della cornice normativa, dei criteri di valutazione, dei profili di contenzioso amministrativo. Analisi tecnica della cornice normativa, dei criteri di valutazione, dei profili di contenzioso amministrativo.nazionale della determinazione dei criteri di parte variabile, operata dall'art. 42 c. 5 del CCNL Area Istruzione e Ricerca 2016-2018 (sottoscritto l'8 luglio 2019): dall'a.s. 2019/2020, viene disapplicato l'art. 26 del CCNL 2006-2009 (sottoscritto il 15 luglio 2010), che attribuiva alla contrattazione integrativa regionale i criteri della retribuzione di posizione variabile. È una scelta di centralizzazione che il sistema ha avvertito, con effetti di omologazione ma anche di possibile spersonalizzazione rispetto alle peculiarità territoriali.
Il secondo snodo è il rinvio operato dall'art. 8 c. 1 lett. b-e del CCNL Area Istruzione e Ricerca 2019-2021 (sottoscritto il 7 agosto 2024) alla contrattazione integrativa nazionale per la determinazione, la corresponsione e il riparto della retribuzione di posizione e di risultato. È un assetto di rilievo, perché significa che pur essendo il D.D. 1378/2026 un atto di natura amministrativa i suoi effetti retributivi concreti si dispiegano attraverso il CCNI di settore (Contratto Collettivo Nazionale Integrativo), oggetto di trattativa con le organizzazioni sindacali dei dirigenti scolastici (FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, ANP, DIRIGENTISCUOLA, ANDIS, ecc.).
L'art. 1 del D.D. 1378/2026 dispone che, per l'anno scolastico 2026/2027, alle istituzioni scolastiche è attribuito un punteggio di complessità riportato nell'Allegato A (parte integrante del provvedimento), sulla base sia dei dati dell'organico di diritto sia dei criteri del D.D. n. 1621 del 25 giugno 2024 acquisiti dal sistema informativo del MIM. Sulla base del punteggio, le istituzioni scolastiche sono inserite in tre fasce.
La scala dei punteggi è identica a quella dei due anni scolastici precedenti l'a.s. 2024/2025 (D.D. n. 23 del 25 giugno 2024) e l'a.s. 2025/2026 (D.D. n. 34 del 30 giugno 2025). Il MIM ha dunque optato per una continuità sostanziale del sistema di graduazione, confermando l'impianto introdotto con il D.D. 1621/2024. È una scelta che merita attenzione, perché il D.D. 1621 prevedeva esplicitamente, all'art. 2, che i criteri sarebbero stati oggetto di eventuale revisione al termine dell'a.s. 2025/2026 termine ormai giunto. Il D.D. 1378/2026 motiva la conferma dei criteri con la "valutazione di opportunità di procedere alla richiamata revisione [...] in corrispondenza della definizione dell'organico dei dirigenti scolastici per il triennio 2027-2030 al fine di una loro maggiore stabilità".
La motivazione è di rilievo sistemico. Implica che la prossima revisione strutturale dei criteri di graduazione si farà in occasione del nuovo decreto sulla dotazione organica dei dirigenti scolastici per il triennio 2027-2030, atto previsto entro l'estate 2027 (il D.M. 127/2023 attualmente in vigore copre il triennio 2024/2025 – 2026/2027, aggiornato dal D.M. 124/2025). È un dato di stabilità rassicurante per le scuole e i DS, che avranno almeno un altro anno con i criteri attuali; ma è anche un dato di rinvio della tensione, perché le critiche emerse nel 2024 al D.D. 1621 sono rimaste ai margini e dovranno essere riprese nel 2027.Il sistema di valutazione attualmente in vigore, operativizzato dal D.D. 1621/2024 e applicato dal D.D. 1378/2026, articola la complessità della singola istituzione scolastica intorno a sette macro-aree di indicatori, ciascuna con propri parametri quantitativi e qualitativi. Vale la pena presentarli in modo sintetico, anche per agevolare la lettura del decreto da parte di DS, DSGA, USR e operatori del contenzioso amministrativo.
La principale innovazione metodologica del sistema attualmente in vigore, introdotta dal D.D. 1621/2024, è l'indicatore ESCS (Economic, Social and Cultural Status). Si tratta di un parametro di derivazione internazionale (utilizzato nelle ricerche OECD-PISA e in numerosi sistemi di valutazione scolastica europei) che misura le condizioni socio-economiche e culturali medie degli studenti di una scuola, attraverso indicatori sul reddito familiare, sul titolo di studio dei genitori, sulla disponibilità di risorse culturali nelle famiglie. L'inserimento dell'ESCS tra i criteri di graduazione della complessità delle scuole risponde a una logica perequativa: le scuole con utenza socio-economicamente più fragile sono più complesse da gestire, e dunque meritano riconoscimento nella graduazione delle posizioni dirigenziali.
Va peraltro segnalato che, in sede di applicazione del D.D. 1621/2024 nel 2024, parte delle organizzazioni sindacali hanno criticato fortemente le scelte tecniche operate. Tra i punti contestati: la metodologia di calcolo dell'ESCS, il peso assegnato alle diverse macro-aree, la rapidità della pubblicazione del decreto (atto pubblicato "in tutta fretta nella tarda serata") che non ha consentito un controllo preventivo da parte dei sindacati. Il risultato sarebbe stato la perdita di retribuzione per oltre 1.000 dirigenti su base nazionale, declassati a una fascia inferiore rispetto all'anno scolastico precedente. È un dato di tensione del sistema che, pur non emergendo formalmente dal D.D. 1378/2026, rimane sullo sfondo della disciplina vigente.
Il D.D. 1378/2026 produce alcuni effetti operativi che è importante esplicitare. Tre sono gli scenari di maggior rilievo per i DS in carica e per le scuole interessate.
• DS titolari di scuole che mantengono la stessa fascia. Per la maggioranza delle istituzioni scolastiche, il D.D. 1378/2026 dovrebbe confermare la fascia dell'a.s. 2025/2026 l'impianto valutativo è infatti rimasto invariato. Per questi DS, l'atto del 26 giugno 2026 è di interesse essenzialmente confermativo, senza modifiche retributive significative attese.
• DS titolari di scuole con cambio di fascia. Una minoranza di scuole potrebbe registrare un passaggio di fascia (ascendente o discendente) per effetto di variazioni dei dati dell'organico di diritto (incremento o decremento del numero di alunni/classi/plessi) o di altri parametri rilevanti (variazione dell'ESCS, attivazione di nuovi indirizzi, modifiche del dimensionamento). In caso di passaggio in fascia superiore: il DS percepirà una maggiorazione della retribuzione di posizione variabile (a partire da settembre 2026, secondo il calendario contrattuale). In caso di passaggio in fascia inferiore: il DS subirà una riduzione retributiva, suscettibile di valutazione difensiva nelle sedi giurisdizionali.
• DS che intendono partecipare alla mobilità 2026/2027. Per i DS che intendono richiedere mobilità territoriale interregionale o interprovinciale, la fascia di complessità delle sedi disponibili è un parametro centrale per la scelta. Le sedi in fascia A tradizionalmente più ambite per l'effetto retributivo sono anche le più contese: la priorità tra i DS richiedenti si determina secondo le regole della contrattazione integrativa nazionale di mobilità. Per i DS con anzianità ridotta, l'orientamento più ragionevole è di iniziare da sedi in fascia B o C per poi crescere; per quelli con anzianità più consolidata, l'orientamento è verso fascia A. Il D.D. 1378 pubblicato proprio nei giorni in cui matura la decisione sulla mobilità è dunque atto di interesse decisionale immediato per la categoria.
La storia della disciplina delle fasce di complessità fin dalla sua centralizzazione nel 2019/2020 è caratterizzata da una tradizione di contenzioso amministrativo presso il TAR Lazio (competente in via esclusiva per gli atti del MIM ad efficacia nazionale). Le scuole o i singoli DS che ritengono di essere stati erroneamente collocati in una fascia inferiore al dovuto possono impugnare il decreto per ottenere la rideterminazione del punteggio e — conseguentemente — l'inserimento nella fascia corretta. Vale la pena richiamare i principali profili che la giurisprudenza ha tradizionalmente sviluppato.
Una nota tecnica sui tempi del contenzioso. Il termine per impugnare il D.D. 1378/2026 è di 60 giorni dalla pubblicazione o dalla piena conoscenza (ex art. 41 c.p.a.). Considerato che la pubblicazione è del 26 giugno 2026, il termine ordinario per il ricorso scade indicativamente entro fine agosto 2026. È importante, per le scuole e i DS interessati, verificare tempestivamente il punteggio attribuito e attivarsi rapidamente, magari con una preliminare istanza di accesso agli atti ai sensi della L. 241/1990 per ottenere il dettaglio analitico del punteggio assegnato (che il decreto non esplicita), così da costruire un ricorso tecnicamente solido.
Va inoltre segnalato un punto operativo specifico: la legittimazione attiva del ricorso. Possono impugnare il decreto: (a) il dirigente scolastico titolare della scuola (in proprio, per l'effetto economico sulla propria retribuzione); (b) la scuola stessa in persona del DS pro tempore (per l'effetto sulla complessiva attribuzione di posizioni e risorse); (c) le organizzazioni sindacali del comparto dirigenziale (per profili di interesse collettivo, particolarmente in ipotesi di vizi procedurali sistemici). Strategie processuali possibili: ricorso individuale del singolo DS; ricorso collettivo di più scuole con caratteristiche simili (per disparità di trattamento); azione sindacale rappresentativa.
Il D.D. 1378/2026 si presenta come atto di ordinaria amministrazione applicazione dei criteri stabiliti due anni prima dal D.D. 1621/2024, conferma del modello esistente, rinvio della revisione al triennio 2027-2030. È un atto tecnicamente lineare, motivazionalmente sintetico, sostanzialmente conservativo. Le tre fasce di complessità, le soglie di punteggio (53, 32, 31), l'impianto valutativo dei sette macro-criteri restano invariati rispetto agli anni precedenti.
La scelta della stabilità esplicitata nella motivazione del decreto come orientamento verso "una loro maggiore stabilità" è apprezzabile sul piano della prevedibilità del sistema per i dirigenti scolastici e per le scuole. Evita il fenomeno segnalato nel 2024 di un "caos" applicativo immediato che generi perdita di retribuzione per oltre 1.000 DS e tensioni sindacali significative. Allo stesso tempo, la scelta della stabilità può essere letta anche come rinvio di problemi irrisolti: il dibattito sui criteri di graduazione particolarmente sull'ESCS e sul peso delle diverse macro-aree è rimasto aperto, e dovrà essere affrontato nel 2027 con la nuova programmazione triennale dell'organico.
Per il pubblico professionale di GiustoScuola dirigenti scolastici, segreterie, sindacalisti, avvocati specializzati in diritto scolastico il D.D. 1378/2026 apre tre aree di lavoro nei prossimi mesi. Per i dirigenti scolastici titolari: verifica del punteggio attribuito alla propria scuola e tempestiva istanza di accesso agli atti per la verifica del dettaglio analitico; valutazione dell'opportunità di impugnazione nei termini di legge. Per i DS interessati alla mobilità: analisi delle fasce delle sedi disponibili come elemento decisionale per la scelta. Per gli avvocati specializzati: assistenza nella costruzione di ricorsi tecnicamente solidi al TAR Lazio, eventualmente attraverso accesso preventivo agli atti istruttori; valutazione strategica di ricorsi collettivi per disparità di trattamento; consulenza per i casi di passaggio in fascia inferiore con effetti retributivi negativi. Per le organizzazioni sindacali: monitoraggio sistemico delle dinamiche di redistribuzione tra fasce, preparazione del confronto in vista della revisione triennale del 2027.
Resta sullo sfondo un'osservazione di sistema. La graduazione delle istituzioni scolastiche pur essendo un meccanismo essenzialmente retributivo riflette anche una concezione qualitativa della scuola italiana. Le scuole "di fascia A" non sono solo più grandi o più articolate: sono secondo l'impianto del D.D. 1621/2024 anche le più impegnative dal punto di vista del contesto socio-culturale (ESCS), dell'inclusione (BES/DSA/disabilità), del plurilinguismo, della complessità tipologica. È un riconoscimento che le scuole del Mezzogiorno con utenza fragile, le scuole di periferia delle grandi città, le scuole con forte presenza migratoria non sono "di serie B" ma al contrario meritano una valorizzazione amministrativa specifica del proprio carico organizzativo. È una visione coerente con il dovere di perequazione del sistema scolastico italiano che il MIM è chiamato a presidiare, anche al di là della specifica tecnica della retribuzione dirigenziale. Andrà valutato nei prossimi anni se questo riconoscimento si traduca anche in effettiva valorizzazione professionale e in scelte di carriera dei DS verso le sedi di fascia A, oppure se la maggiore complessità venga sentita come deterrente piuttosto che come opportunità di crescita.








