Scienza dell'Amministrazione Scolastica 4/2022

Editoriale di Anna Armone

La richiesta formulata dall’Anac alle singole istituzioni scolastiche di pubblicazione della griglia ricognitiva degli obblighi di pubblicazione ha scatenato la giusta reazione da parte di sindacati,  associazioni di dirigenti e scuole. Si sovverte con leggerezza il costrutto normativo e la logica facendo coincidere controllore e controllato. Ma c’è dell’atro. L’Anac, quando s’imbatte nella scuola perde il senno. Ha cominciato a perderlo quando ha emanato la delibera 430/2016 per regolare l’applicazione della normativa sulla prevenzione della corruzione e trasparenza alle istituzioni scolastiche. Prima ha impiegato qualche anno a definire gli organi preposti, identificando, alla fine, nel Direttore generale dell’USR il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza e nel dirigente scolastico il referente della trasparenza.Ma è la delibera 430 il capolavoro. Alcuni punti: la Performance viene intesa come ammontare di compensi accessori (MOF), la pubblicazione della carta dei servizi non necessaria perché la scuola pubblica il PTOF (!!!). E così il collaboratore scolastico destinatario di un incarico aggiuntivo viene considerato come un soggetto destinatario di un procedimento selettivo meritocratico. Bah!

Ma, comunque, è indiscutibile che il tema della trasparenza debba stare al centro della cultura amministrativa di tutte le istituzioni pubbliche anche come principale strumento di contrasto alla corruzione.

L’ANAC, per fortuna, si impegna su questo versante  in azioni importanti, anche a livello internazionale. La corruzione, che inquina le politiche pubbliche, purtroppo non ha confini e richiede adeguate risposte sovranazionali. Per questo l’Anac ha sviluppato, in maniera crescente, una dimensione e un impegno a livello internazionale, divenendo punto di riferimento e modello per molti paesi, interessati a condividere le migliori prassi e ad impegnarsi nella diffusione della cultura della legalità. Tra le altre cose, opera intensamente nell’ambito delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Nel contesto internazionale, infatti, il tema della misurazione è quanto mai sentito ed il livello della diffusione della corruzione nei diversi Stati è, ad esempio, considerato come elemento decisivo dai grandi fondi internazionali per le loro strategie di investimento. Pesa, dunque, moltissimo, anche sulle prospettive di crescita del nostro Paese. L’Italia ha fatto un balzo di ben dieci punti nella classifica di Transparency International, organizzazione con la quale collaboriamo attivamente.

Ma molta strada è da fare. Il buon andamento e il contrasto alla maladministration richiedono interventi su più fronti, come una rete di centri di competenza al servizio delle amministrazioni.  I diversi enti pubblici, oltre alle funzioni legate allo specifico mandato istituzionale, sono sempre tenuti a gestire innumerevoli attività necessarie alla propria organizzazione: dal reclutamento del personale alla gestione finanziaria, dalla manutenzione del patrimonio all’acquisto di beni e servizi. Si tratta di procedimenti complessi che, per essere svolti in maniera adeguata, richiedono a loro volta specifiche professionalità e specializzazioni. Al fine di guadagnare efficienza nell’agire pubblico, occorre dunque fare ulteriori sforzi per reingegnerizzare l’organizzazione amministrativa attraverso la creazione di una rete di Centri di competenza, al servizio delle altre amministrazioni, in applicazione del principio di sussidiarietà costituzionalmente garantito. È quanto anche Anac sta promuovendo nei propri ambiti di competenza, supportando e sostenendo le pubbliche amministrazioni, come testimoniano i tanti protocolli siglati con i diversi livelli istituzionali, al fine di garantire una solida cooperazione per affrontare le nuove sfide, a vantaggio del bene comune.

Al fine di potenziare i livelli di trasparenza nel settore pubblico, l’Anac sta altresì lavorando alla progressiva realizzazione di un Portale Unico della Trasparenza, concepito come un luogo digitale, un nodo di rete aperto al pubblico, che conterrà le informazioni essenziali sull’attività delle pubbliche amministrazioni: una sorta di finestra, funzionale non solo al controllo, ma alla partecipazione di tutti i cittadini, nel pieno rispetto della protezione dei dati personali. L’obiettivo è, dunque, quello di sostituire le pubblicazioni disperse sui singoli siti delle amministrazioni, con una piattaforma unica, che consenta agli enti pubblici di adempiere ai propri obblighi in maniera più semplice ed economica. Questo consentirà di evitare duplicazioni, sulla base del principio del “once only” e, grazie all’interconnessione con le altre banche dati, di offrire ai cittadini informazioni strutturate, permettendo, al contempo, di trasferire le migliori pratiche da un’amministrazione all’altra, nel segno della più efficace cooperazione istituzionale. Tale forma di partecipazione attraverso la trasparenza appare ineludibile rispetto a tutti gli investimenti previsti dal Pnrr. Questi, infatti, in ragione del contesto di emergenza in cui si operava, sono stati selezionati in tempi particolarmente ristretti e senza un reale coinvolgimento dei cittadini, nonostante le ricadute di lungo periodo che avranno sui loro interessi e sulle loro vite, a causa del loro diverso distribuirsi. È quindi fondamentale recuperare oggi tale partecipazione, favorendo il massimo coinvolgimento della società civile e delle sue articolazioni, partendo proprio da un’adeguata trasparenza sull’implementazione delle misure. E ciò, anche al di là del fatto che questa serve a ridurre i rischi di infiltrazioni indebite e cattiva amministrazione.

Questa prospettiva potrebbe davvero dare senso ad uno sforzo organizzativo che le istituzioni scolastiche fanno, ma senza, esse stesse, alcuna consapevolezza sulle finalità concrete della trasparenza. Quello che appare oggi è una serie di adempimenti complessi e complicati, derivanti da un adattamento forzoso di una normativa poco adatta ad un’istituzione scolastica. Il sistema organizzativo della scuola dovrebbe poter utilizzare innanzitutto un glossario dei documenti e delle informazioni da pubblicare, non essendo da tutti saper distinguere un “atto generale” da un “provvedimento conclusivo di procedimento”. Ma, tornando alla partecipazione, risulta davvero necessario che la cultura della partecipazione, che la scuola conosce (teoricamente) dai decreti delegati, entri nella visione dell’agire amministrativo. La pubblicazione di dati, documenti e informazioni nell’area amministrazione trasparente, l’assertività verso l’esercizio del diritto di accesso in tutte le sue forme, allora, non saranno adempimenti esclusivamente formali, ma un’azione proattiva nei confronti del cittadino.

Si comprende chiaramente come tale prospettiva deve innestarsi già da subito nell’educazione dei ragazzi che devono crescere con la consapevolezza di un diritto che non è rivendicazione oppositiva, ma contributo fattivo alla crescita delle istituzioni e del Paese.

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