La disciplina delle incompatibilità e degli incarichi extraistituzionali che i dipendenti possono cumulare con il rapporto di lavoro pubblico è contenuta nell'art.53 del D.L.vo n.165/2001. Tale disposizione nel confermare le pregresse disposizioni sulle incompatibilità contenute nell'art.60 del T.U. 10/1/57, n.3, e nell'art.508 del T.U. 16/4/94, n.297, ha escluso per le pubbliche amministrazioni la possibilità di conferire ai dipendenti incarichi “non compresi nei compiti e doveri di ufficio, che non siano espressamente previsti o disciplinati da legge o altre fonti normative, o che non siano espressamente autorizzati”.

Tale divieto, come precisato dal comma 6 dello stesso articolo 53, riguarda “tutti gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso”.

Le richiamate norme sanciscono il principio di esclusività che lega il dipendente pubblico all'amministrazione.

Il dipendente pubblico, in applicazione del dovere di esclusività, non può esercitare il commercio, l’industria, né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fini di lucro, tranne che si tratti di cariche in società o enti per le quali la nomina è riservata allo Stato.

L’art. 1, comma 60, della legge 662/96, per i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale, con prestazione lavorativa superiore al 50% di quella a tempo pieno, stabilisce il divieto di “svolgere qualsiasi altra attività di lavoro subordinato o autonomo tranne che la legge o altra fonte normativa ne prevedano l’autorizzazione rilasciata dall’amministrazione d’appartenenza e l’autorizzazione sia stata concessa”.

Alle due richiamate disposizioni normative si aggiungono, nell’ambito della disciplina generale relativa al regime degli incarichi dei dipendenti delle PP.AA., sia le previsioni dell’art. 60 del D.P.R. del 10.1.1957 n. 3, riguardante i casi d’incompatibilità assoluta, sia lo stesso citato art. 53, riguardante gli eventuali incarichi per i quali è esclusa ogni situazione di incompatibilità.

Tale disciplina si applica a tutti i dipendenti pubblici ivi compreso il personale docente, educativo e ATA dipendente dalle istituzioni scolastiche, con rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale con prestazione lavorativa superiore al 50% di quella a tempo pieno.

L’interpretazione rigorosa della disciplina delle incompatibilità e dei divieti allo svolgimento d’incarichi esterni, è ancora più evidente a seguito dell’introduzione delle disposizioni in materia di part-time dei pubblici dipendenti introdotte dalla legge n. 662/1996, e successive integrazioni, e sempre dallo stesso art. 53 del D.lgs. n. 165/2001, che hanno escluso l’applicazione delle disposizioni sopra indicate e il divieto dello svolgimento di attività professionali per i dipendenti delle PP.AA. con rapporto di lavoro a tempo parziale e con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno, per i docenti universitari a tempo definito, e per quelle categorie di dipendenti pubblici, ai quali è consentito da disposizioni speciali, lo svolgimento di attività libero-professionali.

Tale disciplina comporta dunque per il pubblico dipendente la possibilità di evitare di dover sottostare al regime dei divieti riguardanti il conferimento degli incarichi esterni, operando una scelta a favore del rapporto di lavoro part-time con prestazione lavorativa sino al 50% di quella a tempo pieno.

Avuto riguardo a quanto sopra rilevato, il rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti che prestano attività lavorativa a tempo pieno ovvero a tempo parziale con prestazione lavorativa superiore al 50% di quella a tempo pieno deve ritenersi incompatibile con l’esercizio dell’attività professionale e con lo svolgimento di ogni attività di carattere continuativo e non occasionale (con esclusione degli incarichi retribuiti riguardanti le attività espressamente indicate dall’art. 53, comma 6, del D..lgs. n. 165/2001), in quanto tali attività, per la loro natura e per le modalità di svolgimento, certamente si pongono in contrasto con il dovere di esclusività, che è proprio del rapporto di lavoro con orario maggiore del 50% di quello a tempo pieno, la cui generale efficacia è stata confermata e rafforzata dalla richiamata disciplina relativa al part-time.

Incompatibilità e tempo parziale

Il dovere di esclusività verso l'amministrazione cui è soggetto il pubblico dipendente viene meno solo in caso di rapporto di lavoro part-time non superiore al 50% dell'orario ordinario.

Infatti, al dipendente a tempo parziale, qualora la prestazione lavorativa non sia superiore al 50% di quella a tempo pieno, è consentito svolgere un'altra attività lavorativa e professionale, subordinata o autonoma, anche mediante l'iscrizione in albi professionali.

Quindi, possono essere accettati e svolti contemporaneamente rapporti di lavoro privati, sia autonomi che subordinanti, lavoro occasionale, lavoro a progetto, co.co.co. etc a condizione, però che tali prestazioni lavorative siano compatibili con gli obblighi di servizio, non comportino conflitto d'interessi con le funzioni istituzionali svolte nell'ambito della scuola e non siano, altresì, espressamente escluse dalla legge.

A tal fine, l'art.57, comma 9, del CCNL 24/7/2003, stabilisce che l'esercizio di altra attività lavorativa da parte del dipendente a tempo parziale debba essere preventivamente autorizzata dal Dirigente Scolastico.

Il Dirigente, infatti, potrebbe non concedere l'autorizzazione nel caso in cui l'assunzione di altro lavoro da parte del dipendente sia tale da arrecare grave pregiudizio alla funzionalità dell'amministrazione o dovesse risultare in conflitto d'interessi con la specifica attività di servizio svolta dal dipendente.

3. Il caso trattato dalla Corte dei Conti della Sardegna, (sentenza n. 230 del 2021), riguardante un docente in part time verticale, con orario di lavoro superiore al 50%, che ha accettato di svolgere attività extra istituzionale senza aver preventivamente richiesto l'autorizzazione alla propria amministrazione

Come sopra anticipato il comma 6 dell’art. 53 del d.lgs. 165/2001 prevede un’attenuazione delle incompatibilità e del regime sul cumulo di impieghi e di incarichi previsti nel medesimo articolo per quei dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale e con prestazione lavorativa non superiore al cinquanta per cento di quella a tempo pieno al quale è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero-professionali (come i docenti della scuola secondaria). Ai docenti “part-time” non si applica la sanzione di cui al comma 7 che prevede la restituzione dei compensi dovuti per le prestazioni eventualmente svolte nel caso di trasgressione dell’obbligo di preventiva autorizzazione per l’esercizio delle attività extra-scolastiche.

Il caso in esame ha visto un docente esercitare in buona fede attività extra-scolastiche perché riteneva la sua situazione rientrante nella fattispecie prevista dal comma 6 (cioè l’esenzione dalla richiesta di autorizzazione per il docente part-time). Tuttavia, al successivo esame del giudice contabile è emerso che in realtà la prestazione lavorativa dell’insegnante non poteva essere ricompresa nell’ipotesi del part-time. Dunque si sarebbe dovuta applicare la sanzione del riversamento totale.

In alcuni casi tuttavia il giudice contabile può, anzichè sanzionare il docente con il riversamento totale dei compensi, disporre una riduzione del danno erariale, nel caso di specie stimato pari al solo 10% degli importi totali che avrebbero dovuto essere riversati.

Nell'accertamento del danno erariale è una prerogativa della Corte dei conti quella di applicare il principio della riduzione del danno; vale a dire che rientra nella facoltà della corte dei conti, una volta accertato e quantificato il danno, porre a carico dei responsabili tutto il danno accertato, oppure solo una parte di esso, in relazione al comportamento tenuto dal dipendente, cioè al grado di colpevolezza.

Nel caso concreto, il docente aveva avvertito il proprio istituto scolastico delle attività sportive dilettantistiche, ma non aveva mai chiesto formale autorizzazione, forse pensando che i compensi ricevuti potessero rientrare nei rimborsi spesa previsti dalla normativa.

Se da un alto non vi è alcun dubbio sulla violazione della normativa sugli incarichi svolti senza autorizzazione, che avrebbero potuto tenere indenne esclusivamente il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale «con prestazione lavorativa non superiore al cinquanta per cento di quella a tempo pieno (art. 53, comma 6, d.lgs. 165/2001), dall'altro lato il potere di riduzione intestato al giudice contabile deve essere applicato nel caso di specie.

In primo luogo, in quanto la prestazione lavorativa, a tempo parziale del convenuto, negli anni in cui ha percepito i compensi, era di poco superiore al 50 per cento. In sintesi, per poche ore il docente non è potuto rientrare nelle cause di esclusione previste dal comma 6 dell'art.53 del d.lgs. 165/2001.

In secondo luogo, perché un dubbio avrebbe potuto nascere tra i compensi percepiti in assenza di autorizzazione e le disposizioni legislative recate dall'art.90, comma 23, della legge 289/2002 (norma oggi abrogata dal d.lgs. n.36/2021) secondo cui «i dipendenti pubblici possono prestare la propria attività, nell'ambito delle società e associazioni sportive dilettantistiche, fuori dall'orario di lavoro, purché a titolo gratuito e fatti salvi gli obblighi di servizio, previa comunicazione all'amministrazione di appartenenza. Ai medesimi soggetti possono essere riconosciuti esclusivamente le indennità e i rimborsi».

Infine, tenuto conto delle plausibili difficoltà interpretative della normativa, dovute alla natura dell'incarico svolto, e del fatto che il docente ha regolarmente ottemperato alla normativa fiscale in materia, il Collegio contabile ha applicato il potere riduttivo applicando stimando il danno erariale nella misura del 10% del totale delle somme oggetto di contestazione.