Lo svolgimento di attività extralavorativa durante il periodo di assenza per malattia costituisce illecito disciplinare per violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà, quando l'attività esterna sia di per sé sufficiente a far presumere l'inesistenza della malattia, ovvero quando, in violazione del dovere preparatorio all'adempimento e valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, l'attività stessa possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore.

La Suprema Corte ha confermato innanzitutto il proprio orientamento consolidato secondo cui la malattia deve essere intesa non come uno stato che comporta l'impossibilità assoluta di svolgere qualunque tipo di attività, bensì come una condizione che impedisce lo svolgimento della normale prestazione lavorativa.

Nell'ipotesi in cui il lavoratore assente per malattia venga sorpreso nello svolgimento di altre attività, questi dovrà dimostrare la compatibilità tra dette attività e la malattia che impedisce lo svolgimento dell'attività lavorativa, la mancanza di elementi idonei a far presumere l'inesistenza della malattia e l'inidoneità delle attività svolte a pregiudicare il recupero delle normali energie psico-fisiche.

Pertanto, secondo la Corte lo svolgimento di attività extralavorativa durante il periodo di assenza per malattia costituisce illecito disciplinare – e può quindi giustificare il recesso del datore di lavoro – soltanto qualora l'attività esterna sia sufficiente a far presumere l'inesistenza della malattia ovvero qualora essa possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore (in senso conforme, Cass. 15916/2000, Cass. 586/2016, Cass. 10416/2017, Cass. 26496/2018).

Nel caso in questione alla luce delle risultanze probatorie e degli elaborati medico-legali stilati dai consulenti tecnici nominati nei diversi gradi di giudizio, la Corte ha concluso che i comportamenti assunti dal lavoratore durante l'assenza fossero compatibili con la diagnosi di una patologia neurologica di natura depressiva, escludendo di conseguenza che tale attività giustificasse un licenziamento

Corte di Cassazione Sez. Lav. 13 aprile 2021, n. 9647