di Maria Rosaria Tosiani

La problematica del ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni nelle transazioni commerciali è stata oggetto di diversi interventi legislativi, anche in attuazione delle Direttive 2000/35/UE del Parlamento e 2011/7/UE, quest’ultima recepita in anticipo nell'ordinamento italiano, con il d.lgs. 9.11.2012, n. 192, che ha previsto, tra l'altro, per i contratti conclusi a decorrere dall’1.1.2013, un termine massimo per i pagamenti di 30 giorni, eccezionalmente prorogabile a 60, nonché l’incremento degli interessi moratori che decorrono automaticamente alla scadenza di detto termine. La disciplina sui ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali dettata dal d.lgs. 9.10.2002, n. 231 è applicabile a tutte le amministrazioni aggiudicatrici individuate dal d.lgs. 12.4.2006, n. 163.

Il d.l. n. 35/2013 introduce alcune disposizioni generali per ulteriormente semplificare i pagamenti della PA, cercando di risolvere le problematiche organizzative incontrate con i precedenti interventi.

Le disposizioni contenute nell’articolo 7-bis del D.L. 35/2013, introdotto dall’articolo 27 del D.L. 66/2014 prevedono degli obblighi anche per le PA. In particolare il comma 2 prevede che le pubbliche amministrazioni immettano sulla PCC la data ed altre informazioni relative al ricevimento delle fatture (fase di ricezione), nonché alcuni dati riferiti alla loro registrazione sui rispettivi sistemi contabili, indicando gli importi liquidati, quelli sospesi e quelli non liquidabili (fase di contabilizzazione). Il comma 5 prevede inoltre di comunicare alla piattaforma PCC le ordinazioni di pagamento effettuate nei confronti dell’istituto cassiere.

Comunicazione dello stock di debito alla PCC

La legge di bilancio 2019 (legge 145-2018) al comma 867 prevede un adempimento, la “comunicazione dello stock del debito al 31 dicembre” di ogni anno, che è l’evoluzione di un obbligo già previsto in passato, ma con altre forme.

Fino al 2019 infatti le pubbliche amministrazioni erano tenute a comunicare alla Piattaforma di Certificazione dei Crediti “l’assenza di posizioni debitorie” oppure “l’elenco completo dei debiti certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre di ciascun anno” (art. 7 co. 4-bis DL 35-2013). Il termine previsto era il 30 aprile.

La normativa ha previsto sanzioni per le amministrazioni  che non comunicano il dato. Esse infatti devono accantonare una somma pari al 5% degli stanziamenti di spesa per acquisto di beni e servizi, da destinare all’estinzione dei debiti commerciali. Un analogo accantonamento è previsto a carico di quelle amministrazioni che effettuano la comunicazione, ma nell’anno seguente non riducono il debito comunicato di almeno il 10%.

La stessa sanzione è comminata a chi non ha adempiuto agli obblighi di pubblicazione concernenti i tempi di pagamento. Le amministrazioni, infatti, sono obbligate, ai sensi dell’articolo 33 del d.lgs n. 33/2013, a pubblicare con la cadenza appropriata, “l’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti” e “l’indicatore trimestrale di tempestività dei pagamenti”, oltreché, per entrambe le scadenze, “l'ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici”.

Nell’ottica di migliorare la trasparenza e la diffusione delle informazioni sui debiti commerciali, inoltre, la Legge 30 dicembre 2018, n. 145, all’articolo 1, comma 869, così come modificato dall’articolo 2, c. 4-quater, lett. d) del Decreto-Legge 31 dicembre 2020, n. 183 convertito con modificazioni dalla L. 26 febbraio 2021, n. 21, ha stabilito che, a decorrere dal 1° gennaio 2021, per le singole amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, siano pubblicati e aggiornati:

  1. con cadenza trimestrale, i dati riguardanti gli importi complessivi delle fatture ricevute dall'inizio dell'anno, i pagamenti effettuati e i relativi tempi medi ponderati di pagamento e di ritardo, come desunti dal sistema informativo della piattaforma elettronica di cui al comma 861;

  2. b. con cadenza trimestrale, i dati riguardanti le fatture emesse in ciascun trimestre dell'anno e pagate entro i termini ed entro tre, sei, nove e dodici mesi dalla scadenza, come desunti dal sistema informativo della piattaforma elettronica di cui al comma 861.

Tra gli enti pubblici previsti dall’art. 1 comma 2 della legge 196/2009 sono comprese le  amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e, tra queste, quindi anche le Istituzioni scolastiche.

La scadenza

“A decorrere dal 2020, entro il 31 gennaio di ogni anno le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, comunicano, mediante la piattaforma elettronica di cui al comma 861, l'ammontare complessivo dello stock di debiti commerciali residui scaduti e non pagati alla fine dell'esercizio precedente. Per l'anno 2019 la comunicazione è effettuata dal 1° al 30 aprile 2019.”