Lunedì 29 novembre è stata emanata la circolare congiunta dei Ministeri della Salute e dell'Istruzione che, in ragione dell'aumento dei contagi e delle difficoltà nel tracciamento, aveva sospeso il programma di "sorveglianza con testing" in vigore da appena tre settimane. Poi nel pomeriggio lo stop, con l'intervento di palazzo Chigi che ha avocato a sé l'operazione dopo un approfondimento con il Comitato tecnico scientifico e con il commissario all'emergenza Francesco Figliuolo, che ha garantito supporto per il tracciamento. La circolare prendeva atto del peggioramento del quadro dell'epidemia, con un aumento rapido e generalizzato del numero di nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2, anche in età scolare", con una incidenza settimanale in crescita e pari a 125 per 100.000 abitanti, valore ben lontano dal quello ottimale di 50 per 100.000, utile per un corretto tracciamento dei casi.

Quindi restano in vigore le vigenti regole: tutta la classe andrà automaticamente in quarantena solo se ci sono tre positivi e pertanto non ci sarà alcun ritorno in Dad in caso di presenza di un solo alunno contagiato", come confermato da fonti governative, e parallelamente sarà intensificata l'attività di testing nelle scuole, al fine di potenziare il tracciamento.

I due ministeri hanno quindi ritenuto opportuno sospendere, provvisoriamente, il programma di sorveglianza con testing e di considerare la quarantena per tutti i soggetti contatto stretto di una classe/gruppo dove si è verificato anche un singolo caso tra gli studenti e/o personale scolastico. Un cambio di rotta totale, rispetto al protocollo approvato il 3 novembre, a lungo meditato fin dall'inizio dell'anno scolastico, quando la situazione era effettivamente più rassicurante. E infatti il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi in mattinata ha subito parlato di "una misura assolutamente prudenziale", presa perché "vogliamo tenere in assoluta sicurezza la scuola". Anche se la priorità del ministro resta la didattica in presenza.