Si è svolta oggi, alla Camera dei Deputati, presso le Commissioni VII (Cultura e Istruzione) riunite della Camera e del Senato, l’audizione del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, relativa alle Linee programmatiche del Ministero.

Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “abbiamo ottenuto un risultato importante per ampliare le risorse per la scuola - ha spiegato il Ministro -. Abbiamo preso l’impegno di darci un tempo per recuperare il principale vulnus del nostro sistema: non dare uguali opportunità alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi. Le diseguaglianze, la dispersione, la povertà educativa segnano in modo negativo il nostro cammino del crescere. Il recupero di questi punti può portarci a superare la lunga stagnazione in cui il nostro Paese è da troppo tempo”.

“Investire in istruzione - ha proseguito il Ministro - vuol dire accrescere il numero di coloro che sono in grado di partecipare alla crescita del Paese. Abbiamo bisogno di aumentare il livello di produttività e aumentare il numero di coloro che dispongono delle competenze necessarie per concorrere allo sviluppo. In questo momento non basta l’apprendimento continuo e diffuso ma occorre dare un’accelerazione. La scuola motore del Paese non è solo una dichiarazione ovvia, ma un piano di intervento, basato sulle coordinate del ruolo delle persone e dell’organizzazione”.

Quadro introduttivo dell'intervento del Ministro Patrizio Bianchi

Quando venni il 16 marzo ebbi la possibilità di illustrare a loro le linee con cui ci presentavamo a confronto europeo.

Fu un'escursione, lo ricordate, che ci aiutò molto a ridisegnare il piano nazionale di ripresa residenza un risultato importante che ci ha permesso di ampliare le risorse a disposizione della scuola. un impegno importante che sono prese a livello europeo.

Di darci un tempo per poter e non tanto e non solo adeguare la consistenza delle nostre attività nel mondo scolastico con i livelli europei, ma soprattutto quello di recuperare quello che io ritengo il principale vulnus del nostro sistema. Cioè quello di essere un sistema che non da eguali opportunità a tutti i nostri ragazzi. Il tema del superamento delle disparities interno al nostro paese, delle divergenze interne, il recupero delle diseguaglianze, il recupero della dispersione, il recupero della povertà educativa. Sono tutti elementi che segnano in maniera negativa il nostro cammino di crescita. Il recupero di questi elementi negativi, è quello che si può permettere di superare non solo e non tanto l'effetto della pandemia, quanto della lunga stagnazione in cui è ormai da tempo posto il nostro paese; per questo abbiamo voluto con enfasi chiamare nostre linee programmatiche "la scuola motore del paese".

Mi si permetta qui una piccolissima considerazione che però sta alla base di tutto il nostro disegno. Vi sono due modi di legare gli investimenti di istruzione allo sviluppo, due linee:

Una prima linea che dice in maniera molto chiara:  investire in istruzione vuol dire far aumentare le competenze. Aumentare le competenze vuol dire far aumentare la produttività. Aumentare la produttività si trasforma in aumento di competitività e quindi in crescita.

Dall'altra parte, c'è un altro pensiero che dice che investire in istruzione vuol dire aumentare il numero di coloro che sono in grado di partecipare alla crescita del paese.

Le due linee non si oppongono una con l'altra troppo ma soltanto nella testa degli accademici. Ma nella realtà non si oppongono, perché noi abbiamo bisogno di entrambe le cose aumentare di vari attività del paese, predisponendo competenze adeguate all'epoca in cui stiamo vivendo ma contemporaneamente ampliare il numero di coloro che possono disporre di queste competenze, quindi partecipare in maniera attiva allo sviluppo del paese.

Allo sviluppo del paese, quindi non solo la crescita. Quindi anche ad una capacità di dare una qualificazione alla nostra crescita, sulla base di queste due linee, noi dobbiamo fare una considerazione però nei momenti particolari che stiamo vivendo, cioè i momenti di discontinuità tecnologica e scientifica e i momenti di grave shock. In queste fasi, non basta quello che tradizionalmente è stato uno dei punti di forza del nostro paese, cioè questa sorta di apprendimento continuo e diffuso, occorre dare un'accelerata e quindi occorrono strutture formali di formazione ed istruzione.

Per questo la scuola motore del paese non è soltanto una dichiarazione che potrebbe sembrare ovvia, ma è un piano di intervento che si muove su due linee molto chiare.

La linea delle persone. Questa è l'asse portante di ogni aggiornamento sulla scuola: le persone, gli studenti e quindi il diritto allo studio, in tutte le sue forme. Tutto il personale della scuola, e quindi un asse che legga gli studenti, il personale e le loro famiglia. È un asse dell' organizzazione, un asse orizzontale dell'organizzazione. Un asse che tiene da una parte l'organizzazione degli studi e quindi anche il superamento di quella che abbiamo chiamato la gabbia del Novecento, cioè una scuola nata più su modello, dice un noto pedagogista che stimo molto, il modello militar fordista con cui abbiamo strutturato la nostra organizzazione scolastica, quella per leve di età e quelle che chiama le assunzioni reclutamento. 

E d'altra parte l'organizzazione complessiva del mondo della scuola a partire dall'organizzazione stessa del Ministero che oggi sicuramente non è più adeguato ad affrontare non solo la molteplicità di compiti, ma anche la specificità dei compiti. Ne ricordo soltanto uno. Noi stiamo ampliando di molto lo spettro di quello che noi chiamiamo età dell'educazione, che un tempo era fra i 6 e i 18 anni, oggi parte da zero a sei tutta l'età scolare e prende anche l'età successiva, cioè quello della Formazione continua a partire da quell'elemento fondante che sono gli ITS. È chiaro che ad esempio nel nostro Ministero dobbiamo avere un dipartimento che si occupa di formazione tecnica superiore e di formazione long-life.

Quindi dobbiamo anche mettere mano le strutture del Ministero, ma su questo passerà più tardi. Su questo quindi, poi vi lascio, ovviamente, sia il testo completo delle nostre linee programmatiche sia la loro utilizzazione nelle slides.

Noi abbiamo quindi i quattro elementi su cui si riferisce il nostro lavoro, però sui due assi: le persone e l'organizzazione. Ed è su questo, su cui non stiamo ragionando ossia sul diritto allo studio e personale della scuola sull'asse verticale delle persone; l'organizzazione del sistema scolastico e la riforma del Ministero, ma direi da della governance complessiva sull'asse orizzontale.

La scuola motore del paese, per come vi ho descritto, cioè l'idea in un momento di così forte discontinuità, rafforzare le strutture proprie del nostro sistema scolastico e su questo vi ricordo che il piano nazionale di rilancio e resilienza ci permette di avere risorse importantissime su questo. Basti pensare l'investimento veramente notevolissimo che abbiamo avuto per quanto riguarda asili nido e scuole d'infanzia e servizi di educazione cure della prima infanzia, che tra l'altro, nella formulazione del 12 gennaio, era già rilevante che nella formazione del fine aprile è passato da 1 a 4 di 6 miliardi, quindi un intervento veramente straordinario che affronta situazioni di divergenza non più sostenibile del paese. La pandemia come shock esterno, non soltanto ha esasperato queste diversità. Ma ha messo anche a nudo una situazione che già da prima non era sostenibile.

Diritto allo studio. Noi sul diritto allo studio abbiamo dei temi molto chiari da affrontare. Abbiamo innanzitutto questo indice insostenibile di dispersione scolastica. Io però vorrei scindere in due: la dispersione esplicita, cioè i ragazzi che non raggiungono un titolo di studio e quella implicita, cioè ragazzi che pur raggiungendo un titolo studio non hanno le competenze adeguate. Sulla base di questo io credo che sia tradimento importante sto veramente importante mette in evidenza come noi dobbiamo cominciare da subito, fin dall'estate a fare un ponte sull'anno prossimo, utilizzando fondi già incarico al Ministero: 150 milioni, già nella nostra disponibilità, e che distribuiremo tutti; l'utilizzo di 320 milioni di un piano operativo nazionale rimasto, ancora nei residui della programmazione 14-20 e che metteremo a disposizione, però dando e creando una struttura di supporto per la progettazione, per un intervento che non è centrato sull'estate, ma dall'estate si proietta nell'anno prossimo e quindi è un ponte per il prossimo inizio.

Noi cominceremo ad avere questa idea di una scuola, e non soltanto più aperta, ma anche più interattiva col territorio. Cito sempre il pedagogista che parlava di una scuola estiva come parte di una nuova fase di scuola. E gli ultimi 40 milioni che dedichiamo alla povertà educativa. Ricordo che questi non sono in alternativa con le iniziative dei Comuni. Anzi ben vengano tutti i Comuni, ma si rivolgono a quelle aree periferiche e marginali laddove meno era forte di iniziativa dei Comuni, quindi è un'azione che va vista, anche questa, nella logica di un riequilibrio.

Inclusione e presa in carico delle fragilità è un altro degli elementi fondanti. Io su questo ho dato una delle due deleghe ai miei sottosegretari: a Rossano Sasso ho dato la delega sulla fragilità. La fragilità è soprattutto nei ragazzi che più hanno problemi legati anche problemi di handicap che vanno però visti nella loro complessità . Aver dato da parte mia una delega su questo fin dall'inizio, credo sia stato importante perché è un segno nei confronti di una serie di problematiche che rischiano sempre di essere dismesse.

Dall'altra parte, l'altra delega che ho dato è stata su educazione alla sostenibilità dato alla senatrice Barbara Floridia. Fin dall'inizio ho dato le deleghe, perché era chiaro che erano programmi complessi che andavano articolati con gli altri Misteri, in particolare con l'onorevole Stefani, Ministra rivolta l'attenzione alla disabilità, abbiamo avviato un lavoro molto intenso su questo tema delle fragilità così come con i ministri Cingolani e Giovannini abbiamo lavorato... la Senatrice Floridia sta lavorando molto attentamente sulla parte di educazione alla sostenibilità.

Ecco il tema dell'inclusione, della presa in carico della fragilità. Parte da qui l'idea di Patti Educativi di Comunità che avevamo già sviluppato in una riflessione dell'anno scorso e che diventano però l'idea di far tornare la scuola il centro delle comunità locali. Ne avevamo già parlato in corso in altra sede. Sull'allineamento dell'offerta formativa agli standars internazionali e sulla riforma del sistema di orientamento, credo che vi sia un'attenzione generale. Su questo tema dell'allineamento, molto si è impegnato sempre il confronto con la Commissione Europea. Io in questo ho ricordato che noi siamo ben disponibili a confrontarci a livello europeo con chiunque, imparando da chiunque, ma anche insegnando chiunque. C'è anche dell'orgoglio in quello che si è fatto. Io credo che in nessun paese d'Europa vi è stata tanta attenzione allla disabilità come da noi.  Noi abbiamo le nostre esperienze, quindi ci confrontiamo da pari a pari con chiunque. Sul tema dell'orientamento dobbiamo fare di più. La riforma dell'orientamento è uno degli elementi cardine nel PNR. Riforma dell'orientamento vuol dire essenzialmente che non possiamo lasciare da soli le famiglie e i ragazzi nel fare scelte non strutturate e non strumentate, e quindi legare di più i diversi cicli e ordine di scuola, in modo da permettere ai ragazzi di fare delle scelte consapevoli, però nel tempo, non "finisco la terza media e vediamo cosa faccio"; "finisco il liceo e vediamo cosa faccio" queste cose si preparano nel tempo, anche dando ai ragazzi una varietà di opzioni possibili. Uno finisce la scuola superiore... benissimo. Allora può avere un percorso universitario triennale, perchè una triennale è ormai considerata, e deve essere considerata, in un paese come il nostro che ha il più basso tasso di istruzione Europa, come un'opzione di offerta generale; un ITS con eguale dignità e egugale forza, un percorso anche di esperienza all'estero, un percorso di apprendistato, di imparare cose che poi si mettono a frutto nel tempo, un percorso di volontariato, però devono essere tutte le opzioni possibili e presentate per tempo e sparse nel tempo, maturate nel tempo, non abbandonate al singolo all'ultimo momento. Questo è, io credo uno dei punti fondanti della nostra riflessione sull'orientamento, l'orientamento vuol dire non lasciare le famiglie e i ragazzi soli in una scelta che poi determinerà il resto della loro vita su questo io credo che sia straordinariamente importante. Ricordare che il diritto allo studio è un diritto che funziona soltanto se funziona per tutti, perché è un diritto allo studio che funziona soltanto per taluni non è più un diritto e un venir meno di quello che è l'elemento portante anche dello sviluppo.

Rispetto a questo, io credo che questo diritto allo studio abbia alcuni elementi portanti. C'è un tema di innovazione e poi di modalità organizzativa della scuola. Noi siamo un paese che abbiamo fatto mille sperimentazioni anche molto belle, le stiamo raccogliendo tutte, anche sulla didattica a distanza stiamo raccogliendo e abbiamo raccolto con INDIRE una biblioteca straordinaria di esperienze che però non circolano. E invece le bisogna fare circolare, bisogna che tutti siano in grado di conoscere le esperienze degli altri.

Poi abbiamo il tema dell'aumento del tempo scuola, tempo scuola che per noi è fondante. Su questo vi devo dire una cosa e su cui io sono molto contento. Non soltanto quest'anno il MEF ci ha riconosciuto gli organici dell'anno passato, ma ci ha anche dato qualcosa in più per sostegno e potenziamento. Questo vuol dire avere interrotto quel percorso che diceva che il numero dei docenti era connesso col numero degli studenti. Vi ricordo che nei prossimi 10 anni noi avremmo un milione e quattrocentomila ragazzi in meno. E quindi se avessero mantenuto quella della formazione lineare, noi avremmo avuto in percentuale tanti insegnanti in meno, ma noi abbiamo bisogno di quegli insegnanti. Noi dobbiamo ridurre la numerosità delle classi, dobbiamo definire il dimensionamento degli istituti e dobbiamo svolgetr una funzione di aumento del tempo scuola, nel principio di autonomia, però il tempo scuola deve aumentare. Quindi abbiamo bisogno degli insegnanti. Questo credo che sia una cosa importantissima, perché dobbiamo uscire anche da queste meccaniche lineari del rapporto studenti docenti, perché noi abbiamo bisogno di mantenere i docenti, quindi in proporzione abbiamo bisogno di più docenti e bisogno di più dirigenti; mi si permetta qui di spezzare una lancia, una riflessione, sui dirigenti su cui poi parlerò nelle ore successive. I dirigenti hanno una funzione fondamentale. Noi forse non abbiamo dato tutto il peso alla numerosità degli impegni e alla gravosità degli impegni e anche delle responsabilità che sono state attribuite ai nostri dirigenti, questo va riconosciuto di più e andrà iconosciutp e credo anche quando verrà avviato il confronto contrattuale, cosa che non spetta a noi, spetta all'Aren, e noi siamo molto rispettosi.

La relazione del sistema scolastico. Il tema del ripensamento dei curricula e credo che sia un elemento importante. Noi continuiamo avere da una parte una sperimentazione che ci portano fuori dalla rigidità del curriculum. Ma d'altra parte continuiamo avere curriculum troppo rigidi è chiaro che questi vanno ripensati; sul tema del ripensamento dei curriculum, noi abbiamo questo gruppo di persone vasto che sta ascoltando a tutte le esperienze maturate in questo periodo e sta cogliendo tutta questa enfasi. Ma sta anche però immaginando come si può coniugare autonomia e spinta verso nuove modalità. Investimento su 0-6 è come avete visto stato riconosciuto un elemento fondante del PNR. Però uno 0-6 che è pezzo strutturato e padre strutturante del sistema nazionale di educazione. Certo è ovvio ed evidente che questo impatta sulle famiglie, e un pezzo delle dei diritti delle famiglie, però nella nostra ottica è un pezzo fondante del sistema nazionale di educazione. Su questo già settimana prossima, noi con nostre risorse porremo a disposizione delle Regioni e quindi dei Comuni 309 milioni importanti per la gestione perché è chiaro che se noi andiamo a dare 4.6 miliardi per un piano di strutturazione, bisogna che poi nel bilancio ordinario ci siano risorse per poterlo gestire.

L'ottavo punto riguarda l'altro versante. E qui c'è una cosa che io voglio chiarire molto e moltissimo, mi ricordo di intervento del senatore Cangini. Il tema del rafforzamento della filiera professionale e tecnica, noi siamo paese che deve aumentare in maniera sostanziale i livelli di istruzione. Mettere tutta l'enfasi che stiamo mettendo, che io ritengo necessaria sulla formazione professionale tecnica non vuol dire sminuire il patrimonio che noi abbiamo accumulato nella nostra formazione classica scientifica, vuol dire ampliare il sistema, non porlo in contrapposizione. Anche perché dentro il curricula c'è sempre più forte questa idea necessaria di dotare i nostri ragazzi di strumenti di comprensione di un mondo complesso e mutevole e che può essere affrontato con modalità diverse. Tutta l'enfasi che noi poniamo ad esempio sulle STEM, o sulle STEAM, avendo aggiunto finalmente la A di arte. Non è semplicemente perché domandiamo ai ragazzi che sappiano più capacità di far di conto, ma di avere la capacità di astrazione e sperimentazione, che è quello che serve loro per affrontare anche la trasformazione continua degli strumenti che hanno di fronte. Insito molto su questo, questo non vuol dire minimamente che come ho sentito dire nei miei confronti, voglio distruggere il liceo classico. No, voglio potenziare l'intero sistema educativo dando percorsi ad ognuno di eguale dignità. Questo voglio che sia molto chiaro e forse percorsi in grado di permearsi a vicenda è ancora meglio, perché avremo finalmente superato le gabbie del 900.

Su questo e sulla filiera formativa e DTS vorrei dire alcune cose. Gli ITS stanno saldamente dentro il sistema nazionale di istruzione e, come scrive il PNR, il soggetto di implementazione è saldamente il Ministero dell'Istruzione. Questo voglio che sia chiaro per tutti. Io dialogo continuamente con il Ministro dell'Università, con il quale abbiamo un rapporto continuo e totale. Nessuno può immaginare che io per la mia storia abbia qualcosa contro l'università, però bisogna che sia molto chiaro. L'Università sta sviluppando una propria offerta che si deve chiarire, ma che ha un suo senso all'interno di quelle che si chiamano Lauree professionalizzati, cioè di una maggiore adesione di molte lauree ad una capacità di utilizzare i crediti per tirocini e capacità operativa ma ITS sono un soggetto che ha una propria autonomia nell'ambito dell'Istruzione. Questo implica il rafforzamento delle fondazioni. Le fondazioni sono nate intorno un principio che era secondo me sovrasemplificato, cioè una fondazione-un corso. No, nessuna istituzione educativa, per quanto sia nella mia esperienza, può cristallizzarsi in tale situazione. Ma questo implica che abbiano un'effettiva autonomia, anche organizzativa, anche di strutture. Noi ci siamo troppo appoggiati sull'idea che gli ITS erano qualcosa che appoggiava su qualcosa che già esisteva. No, quando diciamo che almeno una scuola, almeno un'impresa, almeno università, almeno un Ente Locale siano presenti, quell'almeno vuol dire almeno cioè non meno di, che dà l'idea di un soggetto che noi facciamo nascere della complessità del territorio, ma deve uscire dal territorio, perché altrimenti lo condanniamo a morte.
Dopodiché, io sono sostenitore della necessità di andare verso forme di associazione tra soggetti che vivono in un territorio ampio. Assolutamente di associazione verticale. Ma attenzione che l'elemento fondante dell' ITS è la flessibilità: la capacità di rispondere a dei bisogni emergenti non a dei bisogni emersi. Bisogni emergenti. Noi abbiamo una contraddizione sostanziale nel nostro paese. Una volta noi potevamo sostenere che i cicli scolastici che sono lunghi per definizione potevano essere dati. Perché tutto sommato il cambiamento economico aveva tempi più lunghi. Oggi siamo nel contrario, c'è una situazione in cui tempi del cambiamento tecnologico ed economico sono talmente rapidi che molte volte la lunghezza e la stabilità, ma non la stabilità, la cristallizzazione dei percorsi educativi diventa un vincolo.

Gli ITS nascono per essere capaci di rispondere ai bisogni emergenti, e quindi abbiamo bisogno che almeno un'impresa, almeno un'Università, almeno un Ente Locale, almeno una scuola mettano lì il meglio, non il residuo. Devono giocare lì le capacità, le capacità di innovazione. E poi occorre che dentro l'organizzazione del Mistero sia a livello centrale che livello periferico ci sia una struttura adeguata per supportare questo. E quindi la riforma del Ministero di cui parleremo dopo diventa fondamentale. E' chiaro che dobbiamo fare un Dipartimento per la formazione professionale, per la formazione tecnica, un dipartimento per quanto riguarda gli ITS, ma per quanto riguarda anche l'educazione permanente. Su questo mi permetto di fare la sottolineatura. Noi continuiamo ad enfatizzare il tema della formazione alle tecnologie digitali, tipizzazione per rappresentare il cambiamento che abbiamo innanzi a noi. Ma questo non riguarda solo i ragazzi ma riguarda tutti, la capacità operativa del nostro paese. Noi rischiamo di avere una frattura fra i ragazzi che sanno  usare tutti gli strumenti e i loro genitori che non sanno usarle. Allora la skilling di tutto il sistema educativo e di tutto il sistema della forza lavoro italiana diventa assolutamente ruciale, cioè, mentre un tempo potevamo immaginare che la formazione permanente forse, non dico un lusso, ma fosse comunque la componente che riguarda soltanto le imprese di punta, oggi riguardo tutto, cioè lo sforzo che il paese deve fare per adeguarsi alle nuove tecnologie.  E' uno sforzo assolutamente titanico ma che va raccolto anche nelle trasformazioni.

Qua mi si permetta un punto. Quando l'anno scorso i nostri insegnanti si sono ritrovati nella necessità di utilizzare gli strumenti a distanza per insegnamento, noi avevamo misurato l'evidenza che nessuno di loro era stato preparato per quello. Hanno fatto uno sforzo titanico, che ha avuto risultati diversi del paese, ma è cambiato. L'uso che anche i nostri insegnanti oggi fanno di quelli strumenti si è molto evoluto e dobbiamo diffonderlo nel paese. Non è stato un periodo morto questo. Come tutti i periodi è stato il lungo inverno in cui le persone hanno, il più delle volte in forma autodidatta, affrontato delle tecnologie, per cui non state preparate.

Un'altra epoca avremmo richiamato il ruolo fondamentale del voto in condotta, non mi sembra più l'epoca. Il punto, quindi è non soltanto predisporre una formazione sistematica, ma un programma di formazione sistematica. Ricordo che il PNR da su questo uno dei "milestone" fondamentali in cui noi ci siamo impegnato da qui al 2024 di fatto a fare la formazione digitale di tutto il nostro personale. Questo credo che sia un punto fondamentale, perché il PNR ci dà delle risorse ma ci pone una tempistica e dei milestones assolutamente rigidissimi. 

Locazione sistema scolastico e Cooperazione tra scuola università e ricerca ho già detto. Io credo che sia necessario ritrovare un rapporto diverso con le Università e gli Enti di ricerca. Vi ricordo soltanto un caso: il CNR  presente tutto il territorio nazionale ha un dipartimento di sviluppo di metodologie didattiche che finora è stato pressoché impermeabile nei confronti della scuola. Noi dobbiamo mettere a servizio della scuola tutto il sistema della ricerca italiano, non è possibile che in un qualche modo continuiamo immaginare che sistema scolastico non sia un recettore dell'attività di ricerca in questo paese, e vi cito il caso del CNR perché ho avuto io possibilità, più di una volta, di verificare l'alta qualità del dipartimento inerente alla formazione. Ma pensate a tutto quello che riguarda la formazione anche degli insegnanti nelle materie inerenti la fisica, la chimica, la biologia. Questa nostra cooperazione tra scuola le Università e la ricerca e quindi non soltanto rivolto alle Università, nel momento in cui si presenta come formatrice degli insegnanti, e su questo punto con la Ministra abbiamo ragionato molto. Diventa straordinariamente difficile immaginare che una formazione degli insegnanti sia basata ancora essenzialmente sulla capacità strettamente legata alla disciplina e non alle modalità di insegnamento di quella disciplina. Su questo il piano nazionale di resilienza ci parla di un'esperienza importante fatta in Europa su cui anche in Italia ci sono diversi casi ma che vanno sistematizzati. E' quello che si chiamano i Teaching Learning Center, come centri di ateneo, non come sviluppo dei dipartimenti pedagogia. Ma come elemento fondante di un Ateneo.

Sull'edilizia scolastica. Noi abbiamo lavorato moltissimo. Avete visto. Abbiamo lavorato moltissimo oggi disponendo anche di grandi risorse, però vi ricordo che già in marzo il nostro Ministero aveva dato un miliardo e 125 milioni alle Province per la messa in sicurezza delle scuole. C'è un problema di messa in sicurezza ma anche di spazi per educare. Su questo tema noi abbiamo risorse significative per le scuole nuove (800 milioni) ma ne abbiamo ancora di più per la messa in sicurezza, il risparmio energetivo e la riqualificazione pedagogica-educativa dei nostri spazi.

Formazione iniziale e reclutamento docenti, formazione continua e valorizzazione del personale. Su questo tema, noi abbiamo ben chiaro, almeno io ho ben chiaro, che noi abbiamo generato quello che in teoria controllo si chiama un errore sistematico di sistema. L'accesso alla professione deve essere preparato in maniera adeguata con una formazione universitaria che non sia ripetitiva e che non sia a sua volta auto-cumulantesi. C'è un intervento da fare l'Università con la Ministra Messa, abbiamo parlato e stiamo parlando, che è chiaramente da definire quali sono le modalità di accesso ai percorsi, il tema del sostegno sia chiaro per tutti. Ma c'è anche, e deve essere molto chiaro, il fatto che questo percorso di formazione e di riqualificazione deve vedere l'accompagnamento dei docenti anche nella loro carriera dopo che sono  on the job. 

Quindi bisogna riuscire e lo stiamo facendo a programmare le uscite degli insegnanti e finalmente con l'INPS siamo riuscita ad avere, non a luglio, ma per tempo, non soltanto le uscite di quest'anno, ma le previsioni di uscita dei prossimi dieci anni. Ed è chiaro che bisogna che a regime ci sia, anno per anno, la possibilità di un reclutamento pari a quelli che sono uscita. Quindi torniamo ad un sistema di programmazione del reclutamento che abbia la possibilità di garantire la continuità e la stabilità nei processi di reclutamento, poi troveremo un altro nome per questa parola, perché la parola reclutamento è una parola che mi richiamo un altro mondo, ma abbiamo comunque inteso fra di noi nel nostro gergo che cosa intendiamo.

All'interno di questo abbiamo il tema, che io ho chiarissimo, del transitorio. Per come cioè riusciamo a recuperare, in un tempo ragionevole, tutti coloro che hanno accumulato esperienza e capacità in questo periodo e che hanno bisogno di trovare una loro continuità nell'ambito didattico. Noi abbiamo, come voi sapete, su quasi 700mila posti comuni, abbiamo alla fine accumulato più di 200 mila a tempo determinato con situazioni diverse. La cosa più sbagliata è trattare tutti costoro nello stesso modo. Invece noi abbiamo imparato in questo periodo che vi sono diverse categorie che hanno esperienze diverse e che hanno maturato titoli e diritti diversi. Quindi partendo da questo principio, stiamo ragionando anche con la presidenza e con il MEF per capire come trovare delle modalità e delle forme che riconoscono, i titoli, i meriti, e le esperienze che permettano in un tempo ragionevole di far confluire queste persone all'interno di una visione stabile della loro vita, della loro professione, così potere di fatto far ripartire anche la macchina di un'assunzione che sia regolare e continua nel tempo. Ma di questo se volete poi ne parliamo.

La riforma del Ministero però deve affrontare il tema della ripensamento della riforma delle autonomie. Io sono fortemente sostenitore dell'autonomia. Ve l'ho già detto anche altre volte in altri contesti, credo che la legge 59 del 1997 sia stata un passaggio fondamentale della nostra scuola e dobbiamo per rafforzare questo autonomie dando loro più capacità effettivamente di sostenere le scelte fatte. Dando, non solo più risorse, ma anche più capacità, più serenità e più competenze anche ai nostri Dirigenti e al nostro personale. Anche ricostruendo in tutti l' idea che la professione di educatore. Una professione che deve essere non solo rispettata ma che però deve essere anche riconosciuta e quindi anche in termini poi di introiti e salariali.

Occorre articolare le funzioni. Cioè ci vuole più personale tecnico. Quello che si chiama in gergo tecnico il Middle Management. E' chiaro che dobbiamo articolarlo di più. Dobbiamo portare ad avere non soltanto carriere più articolate per i nostri docenti, ma anche carriere più chiare e articolate per tutto il personale che deve sostenere il dirigente e che deve strutturare l'autonomia delle scuole è chiaro che tutto questo va fatto nel pieno rapporto con il territorio. I patti educativi di comunità su cui tanto ci siamo dilungati l'aanno passato continua a essere uno strumento che finalmente comincia a essere strutturato con diverse ordinanze.

Abbiamo bisogno di una cosa che sembra impossibile, ma è un testo unico delle leggi sulla scuola. Mettendo ordine. E' stato fatto nel 1990 se non ricordo male o comunque molti governi fa. Usiamo questo come cadenza del tempo, e abbiamo però bisogno di rafforzare, non solo la struttura intera del Ministero ma anche su quelle periferiche. Su questa idea di mettere mano all'organizzazione del Ministero, so che fa tremare tutti. Però la struttura che ho trovato non è una struttura adeguata ad affrontare e gestire la complessità dei problemi che abbiamo. Ho fatto prima il caso della necessità di un dipartimento che si rivolga a gestire la formazione professionale. Vi ricordo che la formazione professionale in senso stretto è gestito dalle regioni ed è competenza delle regioni, ma non può essere né alternativa nè sconnessa da quello che è il sistema nazionale di educazione. Vi ho detto che esiste un problema di autonomia, di soggetti che hanno una loro autonomia, come la fondazione ITS. Vi è quindi anche un modo diverso di relazionarsi rispetto a tutti i soggetti che sono presenti nel sistema educativo. Un sistema educativo, e qui ho chiuso, che vi ricordo è oggi portante dello sviluppo di questo Paese. All'interno del PNR, c'è stato ripetuto più volte e io l'ho ripetuto più volte: senza riuscire ad ottenere un sistema educativo che sia stabile, ma dinamico, il Paese comunque non cresce.

E purtroppo devo dire che l'esperienza di questi anni, ha dimostrato che un Paese che non solo non investe, ma non investe con ragione nel sistema educativo è un Paese che non cresce, e un paese che non cresce è a sua volta un paese che non investe. E quindi dobbiamo rompere questo circolo che è assolutamente vizioso, grazie.

In allegato, i documenti presentati nel corso dell’audizione.

Linee programmatiche del Ministero dell'Istruzione - 4 maggio 2021
Presentazione Linee Programmatiche - 4 maggio 2021