L’accesso civico generalizzato non può finire per intralciare il funzionamento della stessa amministrazione.
Pertanto, è possibile respingere richieste manifestamente onerose o sproporzionate, ovvero tali da comportare un carico irragionevole di lavoro idoneo a interferire con il buon andamento della pubblica amministrazione.

Sul punto il Collegio si riporta a quanto chiarito in merito dall'Adunanza Plenaria (sent. n. 10/2020), ossia che l'accesso civico generalizzato finalizzato a garantire, con il diritto all'informazione, il buon andamento dell'amministrazione, non può ovviamente finire per intralciare il funzionamento della stessa, sicché il suo esercizio deve rispettare il canone della buona fede e il divieto dell'abuso del diritto, in nome, anzitutto, di un fondamentale principio solidaristico.

Ne trae la conclusione l'Adunanza Plenaria, che è pertanto possibile respingere:

- richieste manifestamente onerose o sproporzionate, ovvero tali da comportare un carico irragionevole di lavoro idoneo a interferire con il buon andamento della pubblica amministrazione;

- richieste massive uniche, contenenti un numero cospicuo di dati o di documenti, o richieste massive plurime, che pervengono in un arco temporale limitato e da parte dello stesso richiedente o da parte di più richiedenti ma comunque riconducibili a uno stesso centro di interessi;

- richieste vessatorie o pretestuose, dettate dal solo intento emulativo, da valutarsi in base a parametri oggettivi.

Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 02/04/2020, n. 10