Il Consiglio di Stato ha stabilito il diritto dei docenti precari alla Carta del docente, annullando la parte degli atti impugnati in cui non sono contemplati i docenti non di ruolo tra i destinatari della Carta del docente. Ragion per cui si ritiene che gli insegnanti precari che hanno continuativamente sottoscritto contratti di lavoro a tempo determinato di durata annuale, poiché anche ad essi sono richiesti gli stessi diritti ed obblighi formativi del personale di ruolo e svolgono gli stessi compiti di questi ultimi, hanno diritto alla percezione del beneficio economico di € 500,00 previsto dalla legge sulla “buona scuola” n. 107/2015.

Il diritto all’aggiornamento professionale spetta indistintamente sia al personale di ruolo che al personale a tempo determinato il quale non ha mai visto riconosciuto il diritto all’aggiornamento professionale (che il bonus di 500 € contribuisce a sostanziare).

Quindi si ha un sistema apparentemente "doppia trazione" con i docenti di ruolo, la cui formazione è obbligatoria, permanente e strutturale, e quindi sostenuta sottoil profilo economico con l’erogazione della Carta, e quella dei docenti non di ruolo, per i quali non visarebbe alcuna obbligatorietà e, dunque, alcun sostegno economico. Ma un tale sistema colliderebbe con i precetti costituzionali degli artt. 3, 35 e 97 Cost., sia per la discriminazione che introduce a danno dei docenti non di ruolo (resa palese dalla mancata erogazione di uno strumento che possa supportare le attività volte alla loro formazione e dargli pari chances rispetto agli altri docenti di aggiornare la loro preparazione), sia, ancor di più, per la lesione del principio di buon andamento della P.A.: invero, ladifferenziazione appena descritta collide con l’esigenza del sistema scolastico di far sì che sia tutto ilpersonale docente (e non certo esclusivamente quello di ruolo) a poter conseguire un livello adeguatodi aggiornamento professionale e di formazione, affinché sia garantita la qualità dell’insegnamentocomplessivo fornito agli studenti.

In altre parole, è evidente la non conformità ai canoni di buona amministrazione di un sistema che, ponendo un obbligo di formazione a carico di una sola parte del personale docente (e dandogli gli strumenti per ottemperarvi), continua nondimeno a servirsi, per la fornitura del servizio scolastico,anche di un’altra aliquota di personale docente, la quale è tuttavia programmaticamente esclusa dallaformazione e dagli strumenti di ausilio per conseguirla: non può dubitarsi, infatti, che, nella misura in cui la P.A. si serve di personale docente non di ruolo per l’erogazione del servizio scolastico, deve curare la formazione anche di tale personale, al fine di garantire la qualità dell’insegnamento fornitoagli studenti.

Consiglio di Stato (sentenza del 16 marzo 2022 n. 1842)