La giurisprudenza amministrativa ha elaborato un indirizzo interpretativo che privilegia il diritto di accesso, considerando, di converso recessivo, l’interesse alla riservatezza dei terzi quando l’accesso sia esercitato per la difesa di un interesse giuridico, nei limiti in cui esso sia necessario alla difesa di quell’interesse (Consiglio di Stato, sez. VI, 20.4.2006, n. 2223). Non mancano, però, richiami al buon senso ed al bilanciamento quando sia possibile, attraverso particolari accorgimenti applicativi (es. omissis, oscuramento o sbianchettamento), per assicurare entrambe le esigenze e le tutele giuridiche (Cons. Stato, Sez. V, 28.9.2007, n. 4999). Una sintesi attualizzata della problematica interpretativa in esame, si può cogliere nella sentenza Cons. Stato, Sez. V, n. 2511 del 27.5.2008. In essa si afferma quanto segue:

1) il rapporto tra diritto di accesso e diritto alla riservatezza è stato risolto direttamente dal legislatore grazie al vasto intervento riformatore operato dal codice dei dati personali - d.lgs. n. 196 del 2003 - dalla Legge n. 15/2005 - recante la novella alla Legge n. 241/1990 - dal D.P.R. n. 184 del 2006, che hanno, nella sostanza ed in estrema sintesi, cristallizzato gli approdi cui era giunta la giurisprudenza del Consiglio di Stato (in particolare ad. plen. n. 5 del 1997), avanzando in ogni caso la soglia di tutela dell’accesso;

2) in particolare, l’art. 59, Codice Privacy, fatta salva l’applicazione della disciplina derogatoria sancita dal successivo art. 60 per i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, ha demandato interamente all’accesso a dati personali che riguardano il richiedente. Si applica l’art. 15 del Regolamento (UE) 2016/679; garantisce ampia possibilità di accesso ai propri dati personale con procedure semplificate. Ricordiamo che si deve trattare di informazioni di carattere personale relative all’interessato, detenute dalla PA a qualsiasi titolo, ma non può estendersi ai casi in cui la richiesta ha ad oggetto documenti amministrativi. Esempi di informazioni personali: data di nascita e altri dati di stato civile, immagini, ecc. ecc ....

Si richiamano pertanto alcune massime delle pronunce della giurisprudenza più recente.

Per cui “In tema di accesso ai documenti amministrativi le necessità difensive, riconducibili alla effettività della tutela di cui all'art. 24 della Costituzione, devano ritenersi, di regola, prevalenti rispetto a quelle della riservatezza, ma l'applicazione di tale principio va adeguatamente bilanciata allorchè vengano in considerazione dati sensibili (origine razziale ed etnica, convinzioni religiose, opinioni politiche, adesione a partiti, sindacati, etc.) ovvero dati sensibilissimi, ossia i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute del soggetto interessato; in questi casi l'accesso è consentito a particolari condizioni, nello specifico disciplinate dall'art. 60 del Codice della Privacy, approvato con d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, secondo cui il diritto di accesso può essere esercitato soltanto se, in seguito ad una delicata operazione di bilanciamento di interessi, la situazione giuridica rilevante sottesa al diritto di accesso viene considerata di rango almeno pari al diritto alla riservatezza riferito alla sfera della salute dell'interessato; tale valutazione va effettuata in concreto, sulla base dei principi di proporzionalità, pertinenza e non eccedenza (Tar Torino, sez. I, 05/01/2021, n. 3).

Il Tar pugliese ha poi ricordato come sussiste l'interesse di una insegnante di sostegno dell'area tecnica, ad ottenere copia dei documenti riguardanti le assegnazioni degli insegnanti di sostegno nel corrente anno scolastico e le iniziative prese nell'attività in favore degli allievi con handicap dalla Scuola, in quanto da un canto tale documentazione coinvolge la collocazione della ricorrente nell'organizzazione della struttura scolastica dall'altro essa può incidere sull'impostazione e lo svolgimento della funzione docente; mentre per l'istanza relativa ai documenti degli anni precedenti sussiste un interesse meramente generico al controllo della legittimità dell'azione amministrativa, privo di qualsiasi riflesso sulla sua attuale situazione (Tar Lecce, sez. II, 12/01/2004, n. 145). Interessante sul punto è poi una pronuncia del Tar romano che si è espresso sulla legittimazione ad accedere alla documentazione inerente allo stato di salute di un minore in stato di adottabilità. Così è stabilito che non esiste un divieto assoluto all'accesso ai dati sensibili. Il bilanciamento tra la tutela del diritto di accesso, da un lato, e la tutela dei dati sensibili a rivelare lo stato di salute del terzo, dall'altro, trova la propria disciplina nell'art. 24, comma 7, l. n. 241/1990 che richiama a sua volta l'art. 60, d.lgs. n. 196/2003, richiamato dalla legge sul procedimento amministrativo, alla cui stregua « ... il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi, è di rango almeno pari ai diritti dell'interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale » (Tar Roma, sez. II, 09/10/2020, n.10284).