La responsabilità del dipendente si ha quando dalla violazione dei doveri d’ufficio derivi danno per l’amministrazione o per i terzi.

La responsabilità amministrativa verso l'amministrazione quindi si configura in due ipotesi fondamentali:

  • In caso di danni subiti direttamente dall’amministrazione a seguito della condotta del dipendente;
  • In caso di danni subiti indirettamente dall’amministrazione, qualora la stessa abbia risarcito un soggetto terzo danneggiato dal dipendente durante l’attività di servizio.

In ambedue le situazioni sorge un obbligo di risarcimento a carico del dipendente:

- sia nel caso di danni che il dipendente abbia causato a terzi e che l’amministrazione abbia provveduto a risarcire. Infatti, se il terzo danneggiato fa valere la responsabilità civile nei confronti della sola amministrazione, l’impiegato è tenuto a risarcire i danni causati all’amministrazione (non in virtù di regresso, anche se la norma parla di “azione di rivalsa”), bensì come conseguenza della violazione di obblighi di servizio;

- sia nel caso di danni causati dal dipendente direttamente all’amministrazione di appartenenza o ad un’altra amministrazione (es. minori incassi, maggiori spese, danneggiamento, ecc …)

Ciò premesso va ricordato che le principali caratteristiche della responsabilità amministrativa verso l'amministrazione che possiamo desumere dalla legge n.20/1994, sono le seguenti:

  • è personale;
  • è limitata ai fatti e alle omissioni commessi con dolo o colpa grave;
  • non può estendersi al merito delle scelte discrezionali;
  • il debito non è trasmissibile agli eredi salvo i casi di illecito arricchimento del “de cuius”   e di conseguente indebito arricchimento degli eredi stessi.

La responsabilità amministrativa ha degli elementi in comune con la responsabilità civile di diritto privato, ma si differenzia da essa per il carattere pubblico delle norme che la disciplinano.

Gli elementi costitutivi della responsabilità amministrativa sono: il danno, l'imputabilità, il nesso di causalità, il rapporto di lavoro pubblico.

1) Il danno all’erario: Per essere risarcibile il danno deve essere economicamente valutabile. Sicché la responsabilità patrimoniale si concreta sempre nell'obbligo della reintegrazione del danno, vale a dire in una somma di denaro equivalente all'entità del danno. La valutazione dell'ammontare del danno è rimessa alla Corte dei Conti, la quale giudica in via esclusiva sulla responsabilità patrimoniale dei dipendenti. Si valuta sia il danno emergente (perdita subita) che il lucro cessante (mancato guadagno).

Pertanto, ai fini della responsabilità in esame:

  • Costituisce danno qualsiasi diminuzione patrimoniale subita dallo Stato in conseguenza dell'atto illecito del pubblico dipendente;
  • Il danno per essere risarcito deve essere certo, attuale ed effettivo;
  • Il danno erariale risarcibile è un danno patrimoniale e può consistere nel deterioramento o nella perdita di beni o denaro (DANNO EMERGENTE) o nella mancata acquisizione di incrementi patrimoniali che l’amministrazione avrebbe potuto realizzare (LUCRO CESSANTE)
  • E’ risarcibile anche il danno da tangente e il danno all’immagine cagionato all’amministrazione .

2) L'imputabilità: Il danno può essere risarcito solo se imputabile al suo autore a titolo di dolo o colpa. Si ha il dolo quando un soggetto compie coscientemente e volontariamente un determinato atto, però senza aver previsto nè voluto le conseguenze dannose che usando una normale diligenza, erano prevedibili.

In particolare si ha colpa in caso di negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza di leggi e regolamenti.

La colpa si distingue in grave, lieve e lievissima a seconda della diligenza dovuta e non prestata.

La colpa grave è quella che consegue alla mancanza di diligenza minima che tutte le persone, comprese le più sprovvedute e disattente, sono in grado di usare.

La colpa lieve corrisponde alla mancanza della diligenza propria dell'uomo medio, il cosiddetto “ bonus pater familias”.

La colpa lievissima corrisponde alla mancanza della massima diligenza.

La colpa che acquista rilevanza ai fini della responsabilità amministrativa dei dipendenti verso l’amministrazione è la colpa grave (oltre naturalmente il dolo). Non si risponde per la colpa lieve e lievissima.

Pertanto, la colpa grave si configura non più a seguito della mera violazione di una obbligazione o di una norma, ma quando, sebbene il danno sia oggettivamente prevedibile ed evitabile, il dipendente:

  1. Non abbia posto in essere una diligenza minima, ovvero quello sforzo possibile che avrebbe impedito il verificarsi dell’evento;
  2. Non abbia osservato le elementari regole di prudenza;
  3. Non abbia osservato le basilari regole tecniche di una data professione.

Colpa grave si ha in caso di errore professionale inescusabile che la corte dei conti configura in tre ipotesi fondamentali:

  • A fronte di una erronea percezione di una realtà di diritto o di fatto che in base a dati obiettivi risulti che non poteva così essere intesa per carenza di elementi di dubbio;
  • Quando la percezione stessa sia stata frutto di una scelta che abbia dato prevalenza all’erroneo proprio convincimento, senza tener conto di istruzioni, indirizzi, prassi e pronunce esistenti;
  • Quando il comportamento sia conseguenza della mancata acquisizione di queste istruzioni, prassi e pronunce pur esistenti o della equivalente evenienza di una ricerca e considerazione tra le stesse del solo documento conforme a scelta già effettuata.

Quando si tratta di danno arrecato dai dipendenti addetti alla conduzione di autoveicoli ed altri mezzi meccanici la responsabilità è limitata ai soli casi di dolo e colpa grave.

Anche nel caso di responsabilità del personale scolastico per “culpa in vigilando”, in presenza di infortuni subiti dagli alunni, la responsabilità è limitata ai casi di dolo e colpa grave.

L'art. 1, legge n. 20/1994, come modificato dalla legge n.102/2009, esclude la gravità della colpa quando il fatto dannoso sia stato originato da un atto vistato e registrato in sede di controllo preventivo di legittimità dalla Corte dei Conti.

3) Il nesso di causalità. Per il sorgere della responsabilità è necessario che intercorra un nesso di causa ed effetto tra l'azione o l'omissione del dipendente e l'evento dannoso verificatosi. Secondo la giurisprudenza dominante il nesso causale esiste quando il danno non rappresenta il prodotto di un anormale e fortuito concorso di circostanze estranee, ma si verifica secondo l’ordine naturale delle cose.

La responsabilità in altre parole sussiste quando il fatto colposo sia direttamente o indirettamente causa o concausa dell'evento dannoso, sicché il danno stesso non si sarebbe potuto verificare, ove non vi fosse stata la colpa.

L'azione o l'omissione del dipendente si deve porre come causa efficiente e decisiva del danno.

4) Il rapporto d'impiego con l’amministrazione: L'esistenza di un rapporto d'impiego o di servizio e l'esercizio della correlativa funzione è l'elemento che distingue la responsabilità civile del diritto comune di competenza del giudice ordinario dalla responsabilità amministrativa di competenza della Corte dei Conti. Secondo l’orientamento espresso dalla Corte dei Conti il rapporto d’impiego deve essere inteso estensivamente fino a farvi comprendere ogni prestazione continuativa, professionale e retributiva dell’attività lavorativa di una persona, in favore della pubblica amministrazione.

I dipendenti pubblici sono infatti soggetti alla giurisdizione della Corte dei Conti per i danni arrecati allo Stato in conseguenza della violazione degli obblighi di servizio.

Sui dirigenti grava l’obbligo della denuncia alla Procura regionale della Corte dei Conti di tutti i fatti e comportamenti da cui sia derivato danno all’erario. L’omessa o ritardata denuncia del danno erariale che abbia fatto prescrivere il diritto al risarcimento determina a carico del Dirigente un illecito contabile.

Mentre, l'onere di provare l'esistenza del danno e l'esistenza degli elementi costitutivi della responsabilità a carico del dipendente pubblico, spetta al procuratore della Corte dei Conti, il quale nei giudizi di responsabilità assume la veste di attore e il dipendente quella di convenuto.

L'azione di responsabilità amministrativa da parte del procuratore della Corte dei Conti è soggetta alla prescrizione quinquennale.

L’azione di responsabilità amministrativa, nel caso di danno arrecato mediante attività dolosa del dipendente, decorre dalla data di accertamento produttivo della menomazione patrimoniale subita dallo Stato.