La "sospensione con obbligo di frequenza" (consistente nell’imporreall’alunno sospeso ad essere presente a scuola senza poter assistere allelezioni) è un inusuale provvedimento disciplinare diverso e più grave dallasemplice sospensione (poiché l’alunno viene esposto alla particolare "curiosità" dei suoi compagni di classe).
Non costituisce turbamento del regolare andamento della scuola ilcomportamento dello studente che, pur se gli era stato vietatoverbalmente dal Preside di prendere parte alla partita conclusiva di un torneo calcistico, vi abbia partecipato per un breve periodo su autorizzazione del docente allenatore della squadra.
(La sentenza viene segnalata perché, pur in applicazione delle norme disciplinari contenute nel R.D. n. 635/1925, abrogato dal D.P.R. n.249/1998, afferma principi che mantengono validità nel vigente contestonormativo.
In base al primo principio, si afferma la diversità giuridica tra "sospensione" intesa come allontanamento dalla comunità scolastica e "sospensione con obbligo di frequenza", spesso utilizzato nella praticascolastica come sanzione disciplinare: poiché solo la prima è prevista edisciplinata dal DPR n. 249/1998, il ricorso alla seconda risulterà legittimosolo se la scuola l’avrà previamente inclusa fra le sanzioni irrogabili nelproprio regolamento di istituto, in base all’art. 4, comma 1, del predetto DPR.Il secondo principio affermato costituisce applicazione del principio diproporzionalità tra fatto commesso e sanzione irrogata. La sentenza è stataconfermata dal Consiglio di Stato con sentenza n. 769/2008).

TAR Puglia, Bari, sez. I, sent. 30 agosto 2007, n. 2054