Nell’ambito giurisprudenziale si iscrivono le numerose pronunce del Giudice del lavoro – che pur dopo le indicazioni della Corte di Giustizia Europea (sentenza Motter) – ha ritenuto in maniera pressoché univoca di riconoscere il diritto alla integrale ricostruzione della carriera, ai fini giuridici ed economici, ed alla conseguente corresponsione delle differenze retributive non percepite in favore del personale docente. In ragione di tale contesto interpretativo devono ritenersi insussistenti quelle ragioni oggettive che giustificano per il personale ATA assunto a tempo determinato un trattamento differenziato nel computo dell’anzianità professionale rispetto al personale assunto a tempo indeterminato, non potendo neppure tali ragioni consistere, di per sé, nella particolare modalità di reclutamento del personale, né nel carattere temporaneo del rapporto di lavoro o nel fatto che il datore di lavoro è una pubblica amministrazione, laddove non emergano sostanziali diversità nelle mansioni espletate dalla parte ricorrente rispetto al personale di ruolo.

Così non può ritenersi che la professionalità del personale ATA a termine sia diversa da quella del personale di ruolo, atteso che il personale ATA, salvo diverse allegazioni contrarie dell'amministrazione, svolge sempre le stesse mansioni indipendentemente dal termine dell'assunzione. La professionalità del personale ATA non risulta infatti influenzata (come avviene per i docenti) dalla maggiore o minore continuità con cui le relative mansioni siano state eseguite nel corso degli anni”. (Tribunale di Trapani, 29 marzo 2019).

Il diritto alla ricostruzione della carriera inoltre deve essere considerato non soggetto a prescrizione atteso che l'anzianità di servizio non è uno "status" o un elemento costitutivo di uno"status" del lavoratore subordinato, né un distinto bene della vita oggetto di un autonomo diritto,rappresentando piuttosto la dimensione temporale del rapporto di lavoro di cui integra il presuppostodi fatto di specifici diritti, quali quelli all'indennità di fine rapporto o agli scatti di anzianità; essa,pertanto, non può essere oggetto di atti di disposizione, traslativi o abdicativi (Cassazione civile del 01 settembre 2003 n. 12756; Cassazione civile del 26 aprile 2018 n. 1031).

Pur dovendosi ritenere esclusa la cumulabilità dei benefici derivanti dalla temporizzazione con quelli della ricostruzione ordinaria, tuttavia la circolare ministeriale del 24 marzo 1999, contenente le istruzioni operative per i passaggi di ruolo, stabilisce che “… nei casi di passaggio nell’ambito del comparto-scuola, l’art. 6 del D.P.R. n. 345/1983 continua a porsi come “lex specialis” e, in quanto tale, ancora applicabile al momento del passaggio, mentre, al momento della conferma in ruolo, si procede ad una ricostruzione di carriera con riconoscimento dei servizi di ruolo e/o non di ruolo prestati in precedenza, fermo restando, in ogni caso, il diritto al trattamento più favorevole. Deve ritenersi pertanto sussustente il diritto di esercitare la scelta per il trattamento più favorevole, come nel caso della ricostruzione della carriera ai sensi dell’art. 485 del d.lgs. n. 287/1994, in quanto la normativa in questione non prevede un termine per l’esercizio del diritto in questione, fermo restando che i connessi benefici non sono cumulabili con quelli derivanti dalla temporizzazione (Tribunale di Avezzano, sentenza del 13 ottobre 2015, n. 307).

Non può ritenersi accoglibile l’istanza di accesso verso un certificato di ricostruzione della carriera con indicazione precisa delle date in cui lo stesso ha maturato le diverse fasce di anzianità, in quanto sarebbe da predisporre e confezionare appositamente a cura dell’amministrazione, e questo implicherebbe l’esercizio di un’attività propriamente rielaborativa. Ragion per cui, dovendosi ritenere il diritto di accesso esercitabile soltanto nei confronti di documenti rappresentativi di atti già esistenti, l’amministrazione non è tenuta ad elaborare dati in suo possesso per soddisfare tali domande, in quanto l’istituto è preordinato alla conoscenza di documenti preesistenti e non può essere utilizzato allo scopo di promuovere la costituzione di nuovi documenti in cui siano contenute le informazioni richieste (Tar Reggio Calabria, sez. I, 22 gennaio 2021, n.76).