Nella graduatoria di merito di un concorso, la rettifica del punteggio di uno o più candidati, adottata in via di autotutela dall’amministrazione, riguardante il medesimo titolo, non ha effetto alcuno sulla posizione degli altri candidati che, pur in possesso dello stesso titolo, non abbiano proposto reclamo per tempo.Nella graduatoria di merito di un concorso, la rettifica del punteggio di uno o più candidati, adottata in via di autotutela dall’amministrazione, riguardante il medesimo titolo, non ha effetto alcuno sulla posizione degli altri candidati che, pur in possesso dello stesso titolo, non abbiano proposto reclamo per tempo.

Il Consiglio di Stato con la sentenza 2228/2021 del 15 marzo 2021 ha dichiarato inammissibile il ricorso avente per oggetto la graduatoria rettificata, a nulla rilevando che il ricorrente sia venuto a conoscenza tardivamente delle rettifiche apportate dall’amministrazione a seguito di accesso agli atti riguardanti le posizioni degli altri candidati.Il collegio ha spiegato che l’inammissibilità del ricorso è dovuta al fatto che il ricorrente era rimasto inerte all’atto della pubblicazione della prima graduatoria, omettendo di attivarsi per verificare se la propria posizione fosse stata correttamente valutata, salvo intervenire solo dopo la pubblicazione della graduatoria rettificata.Il caso riguardava un’aspirante docente che aveva partecipato al concorso riservato indetto con il decreto 85/2018 per posti di insegnante tecnico-pratico (Itp). L’iscrizione nella graduatoria era consentita anche ai non abilitati.

L’interessata non aveva fatto valere l’abilitazione in suo possesso come altro titolo valutabile. Ciò aveva comportato la mancata attribuzione di 19 punti ai fini della relativa posizione in graduatoria.La docente, in prima battuta, non si era accorta dell’errore. Salvo poi verificare che, a causa di alcune rettifiche, taluni candidati risultavano collocati in una posizione superiore alla sua nella graduatoria rettificata.

L’interessata, dunque, aveva presentato una domanda di accesso agli atti dei candidati che avevano ottenuto una posizione più favorevole. E aveva preso atto che le rettifiche avevano comportato il riconoscimento del titolo di abilitazione. La docente, dunque, aveva presentato reclamo all’amministrazione, chiedendo il riconoscimento dello stesso titolo. Ma l’amministrazione aveva rigettato l’istanza.Avverso il rigetto del reclamo l’interessata proponeva ricorso prima al TAR e successivamente al Consiglio di stato che respingevano il ricorso.

Il Consiglio di stato ha motivato la decisione facendo presente che l’approvazione della graduatoria di un concorso è un tipico atto ad oggetto plurimo.

Pertanto, anche se è unitario nella sua funzione definitoria del relativo procedimento, ne registra i risultati fissando le singole posizioni dei candidati. Ciò fa sì che risulti scindibile in tanti distinti provvedimenti quanti sono i suoi destinatari «ed assegna a ciascuno il suo».

Conseguentemente, qualora l’amministrazione corregga una o più di tali posizioni, «l’effetto novativo concerne solo queste ultime» mentre «per tutte le altre, se consolidatesi in capo ai destinatari, non v’è alcun obbligo per la pubblica amministrazione procedente di modificarle, neppure per riconoscere loro le stesse vicende modificative inerenti ad altri destinatari».

In altre parole, le singole operazioni che vengono disposte nei confronti dei singoli candidati non hanno effetto alcuno sulle situazioni giuridiche degli altri candidati. E ciò vale anche se vengano disposte rettifiche di punteggio relative alla valutazione di titoli identici a quelli degli altri candidati non interessati dalle rettifiche. Non è necessario, quindi, che la valutazione venga effettuata in modo oggettivo e uguale per tutti i candidati.

Perché, una volta formata la graduatoria, il principio del merito cede il passo al principio del vigilantibus iura succurrunt. Principio secondo il quale, se l’interessato non vigila a presidio della propria posizione giuridica, omettendo di intervenire tempestivamente in presenza di violazioni di legge, perde il diritto di giovarsi delle tutele previste dall’ordinamento. (Consiglio di Stato, sentenza 2228/2021 del 15 marzo 2021).