Nelle istituzioni scolastiche statali il datore di lavoro viene identificato nel Dirigente scolastico e, quindi a lui fanno capo i compiti e le responsabilità in ordine all’attuazione delle misure di sicurezza previste dalla legislazione antinfortunistica. Egli è chiamato a garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori mediante l’assolvimento degli obblighi che la legge pone a suo carico.

Il dirigente scolastico, in quanto datore di lavoro, è tenuto a garantire la sicurezza della scuola attraverso l'eliminazione di qualsiasi fonte di rischio, adottando al riguardo tutti quei provvedimenti organizzativi di sua competenza o, se necessario, sollecitando l'intervento di coloro sui quali i medesimi incombano. Egli in quanto soggetto titolare del rapporto di lavoro, svolge, in ordine alla sicurezza e all’igiene del lavoro, i compiti non assegnati dalla legge ai preposti e ai dirigenti, nonché i compiti non delegabili.

Il Dirigente scolastico è responsabile, penalmente per la mancata osservanza degli obblighi imposti dalla legge in materia di sicurezza ed igiene, e civilmente per i danni arrecati a terzi conseguenti alla violazione della normativa.

Sul Dirigente gravano compiti di organizzazione e controllo dell’attività dei dipendenti nell’ambito più generale della gestione delle risorse di cui è direttamente responsabile secondo il D.L.vo n.165/2001.

Per cui il Dirigente scolastico può essere civilmente responsabile nel caso siano accertate carenze organizzative a lui imputabili, cioè quando non abbia provveduto ad eliminare le fonti di pericolo; non abbia provveduto alla necessaria regolamentazione dell'ordinato afflusso o deflusso degli studenti in ingresso ed in uscita dalla scuola; non abbia provveduto a disciplinare l'avvicendamento degli insegnanti nelle classi, il controllo degli studenti negli intervalli, nelle mense e così via, ovvero qualora non abbia sufficientemente custodito cose ed attrezzature a lui affidate che possano cagionare danno al personale che opera nella scuola, agli alunni, ai terzi che frequentano per varie ragioni i locali scolastici.

Nella sua qualità di datore di lavoro il dirigente scolastico è vincolato nei confronti dei lavoratori dal c.d. obbligo di sicurezza genericamente sancito dall’art.2087 del codice civile. Tale norma individua il contenuto del dovere di sicurezza attraverso criteri elastici e non attraverso regole prestabilite e cristallizzate, permettendo, così un continuo aggiornamento dei mezzi e delle misure da adottare.

L’obbligo di sicurezza, quindi, che incombe sul datore di lavoro si fonda sempre sul principio sancito dall’art.2087 C.C., a cui fa riscontro un vero e proprio diritto in capo al lavoratore alla predisposizione delle misure di sicurezza atte a tutelare la sua salute e la sua integrità fisica.

Il comportamento del dirigente scolastico deve ispirarsi a criteri di responsabilità, vigilanza, diligenza e buon senso, in modo da evitare di incorrere in situazioni di colpa o di dolo.

Nell’ambito dell’organizzazione scolastica, la responsabilità del dirigente scolastico nella sua veste di datore di lavoro in materia di sicurezza è fuori discussione, ma accanto a lui possono essere destinatari della responsabilità in parola anche i collaboratori che a vario titolo interagiscono con il dirigente nella gestione del servizio scolastico.

Tra i soggetti destinatari dell’obbligo di sicurezza vi sono il dirigente e il preposto che sono figure espressamente disciplinate dal testo unico sulla sicurezza, ma vi possono essere anche collaboratori che di fatto possono esercitare poteri direttivi.

Al riguardo giova richiamare l’art. 299 del D.lgs. 81/08 secondo il quale "Le posizioni di garanzia relative ai soggetti di cui all'articolo 2, comma 1, lettere b) (datore di lavoro), d) (Dirigente), ed e) (Preposto), gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti".

Per il principio di effettività, quindi, gli incarichi scritti e deleghe eventualmente conferite possono risultare irrilevanti   qualora non corrispondano all'organizzazione sostanziale presente nell'istituzione.

E’ principio codificato in Giurisprudenza quello secondo il quale: "... i datori di lavoro, i dirigenti e i preposti che esercitano, dirigono o sovrintendono alle attività.. .devono nell'ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, attuare le misure di sicurezza previste nel decreto".

Per la Corte di Cassazione " i collaboratori del datore di lavoro sono,   al pari di quest'ultimo,   da considerare, per il fatto stesso di essere inquadrati come dirigenti o preposti e, nell'ambito delle rispettive attribuzioni e competenze, destinatari iure proprio dell'osservanza dei precetti antinfortunistici, indipendentemente dal conferimento di una delega ad hoc" ( Sentenza 8 febbraio 2008, n. 6277).

La dipendenza gerarchica dal datore di lavoro del preposto, ma anche del dirigente, impone loro l'obbligo di riferire le eventuali iniziative intraprese ai fini della prevenzione dei rischi lavorativi, nonché gli esiti dell'attività di sorveglianza e controllo svolta.

Per questi motivi riveste fondamentale importanza che gli incarichi conferiti dai Dirigenti scolastici siano circostanziati e quanto più precisi possibile nella definizione delle competenze richieste al soggetto incaricato.

Delega delle funzioni in materia di sicurezza da parte del dirigente scolastico

come sopra premesso nelle istituzioni scolastiche in materia di sicurezza il datore di lavoro è il dirigente scolastico al quale spettano i poteri di gestione. Gli obblighi che fanno capo al datore di lavoro in materia di sicurezza non sono delegabili e nei casi in cui la delega sia consentita, non può comunque essere esonerato dalla propria responsabilità.

Infatti, la delega di funzione non esclude la responsabilità e non solleva il datore di lavoro da ogni re­sponsabilità. Su di esso permane la responsabilità che deriva dall'obbligo di vigilare in ordine al corretto espletamento, da parte del delegato, delle funzioni trasferite.

La dottrina e la giurisprudenza hanno più volte rilevato la centralità della funzione del datore di lavoro: esso è il soggetto obbligato in via prima­ria e necessaria, in veste di principale destinatario de­gli obblighi imposti dalla legge.

Il D.L.vo n.81/2008, art.18,   riserva espressamente al da­tore di lavoro alcune attività che non sono delegabili ad altri e restano comunque di sua propria responsabilità. Essi sono:

  • la valutazione dei rischi ;
  • l’elaborazione del documento di valutazione dei rischi;
  • la nomina del re­sponsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP).

La responsabilità del datore di lavoro rimane piena, inoltre, se la delega di funzioni non rispetta i limiti e le condizioni imposte dal decreto (art. 16 D.L.vo n.81/2008). Viceversa, se la delega è efficace il soggetto delegato risponde quale Datore di lavoro delegato.

Affinché la delega sia efficace è necessario che risulti da atto scritto recante data certa, che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalità ed esperienza necessari, che attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate, e che infine attribuisca al de­legato un'autonomia di spesa sufficiente. Da notare che quest'ultimo requisito è assolutamente determi­nante, poiché rende il delegato libero di assumere le iniziative necessarie, nella giusta misura e soprattutto in maniera tempestiva.

La distinzione tra delega esecutiva e delega funzionale

La Corte di Cassazione, Sez. III con una recente sentenza del 21 settembre 2021 n. 25512, ha avuto modo di soffermarsi sulla natura della delega in materia di sicurezza.

Secondo la corte occorre distinguere l'ipotesi in cui la delega sia esecutiva da quella in cui sia funzionale, esclusiva. Nel primo caso, la responsabilità del datore di lavoro per eventuali infortuni per comportamenti dolosi o colposi permane ed è diretta, in applicazione dell'art. 2087 c.c., perché il datore non si spoglia del suo potere di sorveglianza. Nel secondo, il datore ne risponde ugualmente in solido col delegato, a titolo di responsabilità oggettiva, a norma dell'art. 1228 cod. civ., per fatti dolosi o colposi compiuti dal preposto nell'adempimento dell'obbligazione di sicurezza.

La Suprema Corte ha affermato che il principio di effettività non comporta affatto l'esonero da responsabilità del datore di lavoro e che «la individuazione del soggetto effettivamente tenuto ad assolvere gli obblighi prevenzionali è il presupposto per l'accertamento della responsabilità datoriale nella giurisprudenza penale, ma la titolarità degli obblighi penalmente rilevanti, in ragione dell'attribuzione di compiti specificamente assegnati al responsabile ed agli addetti ai servizi di prevenzione e protezione, non incide sulla responsabilità per inadempimento dell'obbligo di sicurezza gravante sul datore di lavoro né sulla eventuale responsabilità di quest'ultimo ai sensi dell'art. 2049 cod. civ.».

La Corte di Cassazione ricorda, infatti, che la delega di funzioni, pur se operante sul versante della responsabilità penale, non è opponibile al lavoratore, data la natura inderogabile dell'art. 2087 cod. civ. che pone a carico del datore di lavoro il c.d. obbligo di sicurezza e la relativa responsabilità in caso di suo inadempimento.

Di conseguenza, ribadisce la Corte, il datore di lavoro «non può invocare come fatto liberatorio l'aver delegato terzi l'adempimento dell'obbligo di adottare tutte le misure di sicurezza necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, permanendo a suo carico, a norma dell'art. 1228 cod. civ., la responsabilità civile per i fatti dolosi o colposi di costoro» (Cass. 11.04.2005 n. 7360; Cass. 14.05.2019 n. 12573).

In altri termini, precisa la Corte, sul versante civilistico, la delega conferita al preposto «non ha efficacia traslativa del debito prevenzionistico e delle relative responsabilità» nei confronti del prestatore di lavoro.

La Suprema Corte evidenzia, in particolare, che il datore di lavoro non è esente da responsabilità neppure in caso di delega funzionale a tutti gli effetti, quindi con successione del delegato nella sua posizione nell'adempimento dell'obbligo di sicurezza.

In questo caso, precisa la Corte di Cassazione, il datore di lavoro risponde «non già per inadempimento dell'obbligo primario di sicurezza, cioè per fatto proprio, ma per il rapporto di preposizione, cioè un elemento oggettivo, insieme con il fatto dannoso ingiusto, considerando che egli è chiamato a rendere conto dell'attività del preposto nel quadro dell'organizzazione e delle finalità dell'impresa prescindendosi dalla sua colpa, in quanto la responsabilità è imputata a titolo oggettivo, avendo come suo presupposto la consapevole accettazione dei rischi insiti in quella particolare scelta datoriale».