La richiesta e la conseguente  assegnazione del CIG, prima   dell’emanazione della legge n. 136/2010,  rispondevano alla diversa   esigenza di vigilare sulla regolarità delle procedure  di affidamento   dei contratti pubblici sottoposti alla vigilanza dell’Autorità.  Il CIG è   ora divenuto anche lo strumento, insieme al CUP, su cui è imperniato    il sistema della tracciabilità dei flussi di pagamento; tale nuova   funzione ha  comportato l’estensione dell’utilizzo del CIG a tutte le   fattispecie  contrattuali contemplate nel Codice, indipendentemente   dall’importo  dell’appalto e dalla procedura di scelta del contraente   adottata.

Nell’ambito della disciplina  dettata agli articoli 3 e 6 della   legge n. 136/2010, avuto riguardo alla ratio della norma, volta a   tracciare gli  incassi provenienti dai contratti di appalto ed i   pagamenti che, a fronte di  tali incassi, sono effettuati dagli   appaltatori verso i soggetti della filiera,  l’indicazione dei codici   CIG e CUP assume la finalità di rendere l’informazione  “tracciante”. Il   riferimento ad un determinato CIG (ed eventualmente CUP)  consente di   ricondurre il pagamento per prestazioni comprese in subcontratti    rientranti nella filiera al contratto stipulato dalla stazione   appaltante con  l’appaltatore.

Pertanto, il versamento del  contributo all’Autorità è dovuto   dalle stazioni appaltanti, dagli enti  aggiudicatori e dagli operatori   economici secondo le modalità e l’entità  stabilite nelle delibere   annualmente emanate ai sensi dell’art. 1, commi 65 e  67, della legge 23   dicembre 2005, n. 266. Da ultimo, con deliberazione del 3  novembre   2010, tenuto anche conto della normativa sulla tracciabilità dei  flussi   finanziari, è stato ribadito l’obbligo a carico del responsabile del    procedimento di registrarsi presso il Sistema Informativo di   Monitoraggio delle  Gare (SIMOG), che attribuisce un “numero di gara” ad   ogni nuova procedura di  affidamento, determinando l’importo   dell’eventuale contribuzione in relazione  al valore presunto del   contratto; successivamente il responsabile del  procedimento provvede   all’inserimento dei lotti (o dell’unico lotto) che  compongono la   procedura a ciascuno dei quali il Sistema assegna un CIG,  fissando   altresì l’importo dell’eventuale contribuzione a carico degli  operatori   economici. Sono esclusi dall’obbligo di richiesta del CIG gli appalti    aventi ad oggetto l’acquisto di acqua, la fornitura di energia elettrica   o gas  naturale, di cui all’art. 25 del decreto legislativo n. 163/2006.

La stazione appaltante è tenuta  a riportare i CIG nell’avviso   pubblico, nella lettera di invito o nella richiesta di offerte comunque denominata.

Il CIG deve, pertanto, essere  richiesto dal responsabile del   procedimento in un momento antecedente  all’indizione della procedura di   gara. Nel caso di acquisti di beni e servizi  effettuati senza lo   svolgimento di una gara o la richiesta di offerta, come ad  esempio per   mezzo del Mercato elettronico della p.a. (MEPA), ai sensi dell’art.  11   del d.P.R. 4 aprile 2002, n. 101, il CIG va inserito nell’ordinativo di    pagamento. Analogamente, qualora la stazione appaltante sia esclusa    dall’obbligo di contribuzione in favore dell’Autorità o nei casi in cui   il  contratto sia eseguito in via d’urgenza, il CIG è richiesto, al più   tardi,  nell’ordinativo di pagamento.

E’ opportuno puntualizzare che  il CIG deve essere richiesto   anche con riferimento ai contratti  stipulati tra il 7 settembre 2010 e   il 12  novembre 2010, benché in tale lasso temporale fosse prescritta   l’indicazione  nei pagamenti del solo CUP. La richiesta del CIG, in tal   caso, deve essere  avanzata tempestivamente ora per allora.

Da ultimo, si precisa che la  normativa non impone agli   operatori della filiera l’indicazione del CIG  nell’ambito delle fatture   emesse per l’esecuzione del contratto o del  subcontratto.