Dalla prassi e dai numerosi casi che finiscono al vaglio del giudice amministrativo, si possono ricavare gli errori nei quali più frequentemente cadono i consigli di classe e gli stessi dirigenti scolastici. E quindi di seguito si segnalano i fondamentali punti cardinali per una corretta gestione della procedura disciplinare:

salvo che per la classica “nota” sul registro, assimilabile ad un avvertimento scritto, prevista per le infrazioni di minor rilievo, l’organo deputato ad assumere le decisioni è il consiglio di classe o il consiglio di istituto, a seconda che la sanzione da irrogare comporti l’allontanamento dalla comunità scolastica per un periodo inferiore o superiore a 15 giorni.
Allo studente deve sempre essere offerta la possibilità di convertire la sanzione in attività in favore della comunità scolastica. Il consiglio di classe chiamato ad irrogare una sanzione disciplinare deve operare nella composizione allargata alla rappresentanza dei genitori e, nelle scuole secondarie superiori, anche degli studenti. Esso tuttavia non opera quale “collegio perfetto” e pertanto la riunione è valida alla condizione che sia presente la maggioranza dei componenti, fermo restando che tutti devono essere convocati. La sanzione può essere irrogata a seguito di un procedimento che si articola in quattro fasi:

  1. l’iniziativa: il dirigente scolastico contesta gli addebiti, dandone comunicazione direttamente allo studente, se maggiorenne, oppure alla famiglia, e convocando l’alunno o i genitori per consentire l’esercizio del diritto di difesa. Questa fase, sovente trascurata nella scuola, è invece fondamentale posto che, come attestato dalla giurisprudenza (TAR Lombardia n. 1418/2014) il diritto di difesa implica che il soggetto interessato debba poter conoscere le contestazioni addebitate prima dell’adozione della sanzione e l’addebito debba essere formulato in modo preciso e puntuale con riguardo al fatto commesso e al precetto violato, pena la sua illegittimità;

  2. l’istruttoria: di norma il dirigente raccoglie gli elementi necessari per appurare i fatti e le responsabilità. Dovrà poi essere convocato l’organo competente ad irrogare la sanzione ed effettuare in detta sede l’audizione dell’interessato;

  3. la decisione: in base alle risultanze dell’organo collegiale, il dirigente redige l’atto conclusivo di assoluzione o irrogazione della sanzione, adeguatamente motivato. Più la sanzione è grave e maggiore sarà l’onere motivazionale;

  4. la comunicazione: all’interessato (o ai genitori) verrà notificato l’atto sanzionatorio, che dovrà indicare anche le modalità di impugnazione.

Le sanzioni devono essere temporanee, proporzionate all’infrazione commessa ed ispirate al principio di gradualità, nonché, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno. Il principio di proporzionalità e gradualità esclude in radice la possibilità di comminare “sanzioni esemplari”, che avrebbero uno scopo “dimostrativo” perdendo però la finalità educativa del trasgressore.

Poiché uno dei fondamentali principi che caratterizzano la responsabilità disciplinare è quello della personalità della responsabilità, consistente nel fatto che non si può rispondere di un fatto che sia stato commesso da altri, ne consegue che, come precisato da Cons. St. n. 6211/2012, la mancata individuazione dell'autore/autori di un illecito, non consente la punizione - quali  coautori - di tutti coloro che, semplicemente, risultino presenti al momento del fatto.

Non si deve confondere la valutazione del comportamento, con la sanzione disciplinare e tantomeno con la valutazione del profitto. Infatti, la prima esprime un giudizio in ordine ad aspetti formativi ed educativi dello studente e, a tal fine, può tener conto dei fatti che hanno determinato la comminatoria di sanzioni, ma non ha finalità sanzionatorie.

La sanzione, invece, è la reazione che l’ordinamento prevede nei confronti dell’inosservanza di un dovere specifico. Infine, la valutazione del profitto attiene al rendimento nelle singole discipline, al processo di apprendimento; non al comportamento ed è pertanto profondamente sbagliata la prassi di attribuire un’insufficienza in una disciplina al fine di sanzionare un comportamento errato dello studente.