La vicenda su cui si è pronunciata la sezione regionale della corte dei Conti del Piemonte riguarda l'assunzione di una insegnante con contratto a tempo indeterminato, con decorrenza giuridica 1.09.2014, e contestualmente il dirigente scolastico ha disposto il collocamento in aspettativa, dalla medesima fino al 31.08.2015, per realizzare l'esperienza di una diversa attività lavorativa ai sensi dell'articolo 18 del CCNL comparto scuola.

La Ragioneria territoriale dello Stato di Torino, cui il provvedimento è stato inviato per l'esame preventivo ai sensi degli artt. 5, 8 e 10 del D.L.gs 30 giugno 2011, n. 123, ha sollevato due contestazioni, formalmente distinte ma nel merito tra loro collegate, vale a dire l'insegnate assunta a tempo indeterminato, all'atto dell'assunzione, risultava già in servizio come lavoratrice dipendente, a tempo indeterminato, presso un'azienda privata e per effetto della concessione dell'aspettativa, continuava a lavorare presso l'azienda privata.

La Ragioneria ha contestato la violazione dell'articolo 60 del d.p.r, 10 gennaio 1957, n. 3 per incompatibilità tra l'esercizio della pregressa attività lavorativa e la stipula del contratto di assunzione; inoltre, veniva contestata la violazione dell'articolo 18 del CCNL comparto scuola 2006/2009 atteso che la dipendente, non prendendo effettivo servizio presso l'istituzione scolastica ed avendo già un rapporto di lavoro in corso con l'azienda privata presso cui fruiva del periodo di aspettativa, non realizzava "l'esperienza di una diversa attività lavorativa" prevista dal menzionato art. 18.

Il dirigente scolastico, ricevute le osservazioni della Ragioneria nel rispetto dei termini di legge, formulava richiesta di visto ai sensi dell'articolo 10 del decreto n. 123/2011 e la Ragioneria, conseguentemente, investiva dell'esame la Sezione controllo della Corte dei conti.

La Corte dei conti nel merito ha ritenuto fondati i rilievi mossi dalla Ragioneria di conseguenza ha eccepito che sia il contratto di assunzione che il decreto di concessione dell'aspettativa presentavano profili di dubbia legittimità.

In particolare, il contratto di assunzione a tempo indeterminato appare sottoscritto in violazione del divieto di incompatibilità sancito dall'articolo 53 del D.L.gs n.165/2001 attraverso il rinvio recettizio all'articolo 60 del DPR n. 3/57.

Più nel dettaglio, l'articolo 53, primo comma, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, rinvia espressamente alla "disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3".

Quest'ultima normativa prevede che l'impiegato non possa "esercitare il commercio, l'industria, né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati".

Analogo divieto si ritrova nell'articolo 508 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 ("testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado"): "il personale di cui al presente titolo - il personale docente - non può esercitare attività commerciale, industriale e professionale, né può assumere o mantenere impieghi alle dipendenze di privati".

Dalle normative sopra richiamate discende chiaramente l'incompatibilità tra l'impiego pubblico e, come nella fattispecie in esame, l'attività lavorativa presso una azienda privata.

In tal caso è evidente che il legislatore, in presenza di un divieto di esercizio di altre attività lavorative, ha ritenuto necessario sospendere temporaneamente tale divieto (con l'articolo 18 della legge n. 183 cit.).

Ciò posto, alla luce di tali premesse, la Corte dei Conti, ha ritenuto che vi siano fondati motivi per ritenere illegittimo il contratto di assunzione in oggetto e di conseguenza, analoga valutazione illegittimità riguarda il decreto di concessione dell'aspettativa.

Indipendentemente dal giudizio riguardante il contratto di assunzione, la Corte ha evidenziato che il provvedimento di aspettativa deve ritenersi comunque viziato.

Difatti, l'articolo 18, comma 3, del CCNL comparto scuola, quadriennio 2006- 2009, concede l'aspettativa per "realizzare l'esperienza di una diversa attività lavorativa".

Analoga previsione, seppure più generica in quanto non diretta specificamente al comparto scolastico, è contenuta nel primo comma dell'articolo 18 della legge n. 183 citata: "i dipendenti pubblici possono essere collocati in aspettativa, senza assegni e senza decorrenza dell'anzianità di servizio, per un periodo massimo di dodici mesi, anche per avviare attività professionali e imprenditoriali".

Come anzi ricordato, il diritto a fruire dell'aspettativa in oggetto, come di tutti gli altri istituti contrattuali, sorge con la sottoscrizione del contratto e la formale assunzione come docente. Tuttavia, occorre anche tenere conto dell'interpretazione letterale del disposto contrattuale e della logica che vi è sottesa.

Realizzare l'esperienza di una diversa attività lavorativa, infatti, significa attuare una conoscenza diretta di un diverso lavoro: se tale conoscenza, come nella fattispecie in esame, già sussiste (atteso che l'insegnante già

svolgeva l'attività lavorativa presso privati), non si realizza il presupposto normativo che fonda il diritto all'aspettativa.

La stessa previsione contrattuale, d'altra parte, potrebbe avere una duplice finalità: consentire al dipendente pubblico di sperimentare una diversa attività lavorativa al fine ultimo di optare tra le due ovvero, in alternativa, arricchire ii bagaglio professionale del dipendente con conseguente possibile futuro beneficio anche per l'amministrazione.

Ebbene, risulta di planare evidenza che qualora un dipendente "ritorni" a prestare attività lavorativa per lo stesso datore di lavoro per cui già la prestava fino al giorno prima, entrambe le finalità sopra indicate risultano del tutto svuotate: il docente, infatti, né sperimenta un'attività lavorativa (che già conosce) né ottiene una diversa competenza professionale (che già ha).